giovedì 6 novembre 2008

L'oscilloscopio puntiglioso

Su Nature, la descrizione di un nuovo strumento in grado di misurare i cambiamenti di un segnale luminoso che avvengono in un trilionesimo di secondo.

L'ultima novità nel campo degli strumenti della fisica arriva dalla città di Ithaca, nello stato di New York, e approda sulle pagine di Nature. Il gruppo di Alexander Gaeta, della Cornell University, ha infatti realizzato un oscilloscopio ottico ultrarapido. La nuova versione di questo strumento - che in origine serviva a misurare i cambiamenti di tensione di una corrente elettrica nel tempo - è in grado di registrare le minime variazioni di un segnale, scandendo il tempo in intervalli di appena 220 femtosecondi (meno di un trilionesimo di secondo).
Lo strumento utilizza i fotoni di un impulso luminoso ultrarapido invece che gli elettroni, e si basa su un dispositivo già precedentemente sviluppato: un chip di silicio (four-wave mixing chip) che agisce come una “lente temporale divergente”, che sfalsa cioè rispetto al tempo le onde dei vari segnali.
Nel dispositivo, un rapido segnale luminoso viaggia insieme a un altro impulso laser lungo una fibra ottica, verso il chip. Quando arrivano a destinazione, i due segnali risultano combinati. È qui che il chip fa da lente divergente e “dispiega” il segnale che, modificato, attraversa una seconda fibra ottica fino ad arrivare allo spettrometro, dove viene letto.
“Lo strumento ha na risoluzione cinque volte maggiore degli ultimi modelli di oscilloscopio”, sottolinea Gaeta, che spiega: “questo permette a un segnale che contenga molti dettagli fini di essere interpretato”. Un possibile utilizzo di questo strumento? Per esempio la caratterizzazione dei segnali luminosi emessi dalla collisione nucleare indotta da raggi laser, cui diversi progetti – come HiPER (High Power laser Energy Facility) e PETAL (PETawatt Aquitaine Laser) - stano guardando come una possibile fonte di energia. L'oscilloscopio potrebbe infatti essere in grado di cogliere le singolarità, ossia gli eventi che si verificano una sola volta o in maniera non del tutto prevedibile.
Ma lo strumento potrebbe anche servire per lo sviluppo di più efficienti tecnologie di telecomunicazione. Qui il limite è dato dall'impossibilità di individuare e risolvere problemi tecnici quando i pacchetti d'informazione vengono compressi. (l.d.p.)

mercoledì 5 novembre 2008

Il TR-3B, l'UFO di origine terrestre

Dallo studio di macchine volanti aliene recuperate vedrebbero la luce i più avanzati velivoli oggi in possesso degli Stati Uniti.
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Per anni sono trapelate indiscrezioni secondo le quali le Forze Armate americane, attraverso operazioni oscure, avevano perfezionato velivoli supersegreti ad anti-gravità. Lo proverebbe un recente libro, edito negli Stati Uniti, Alien Rapture - The Chosen, di Edgar Rothschild Fouchè e Brad Steiger. I suoi contenuti si riferiscono allo sbalorditivo cover-up attuato, sin dalla fine degli anni '40, dal gruppo occulto MJ-12 e rivela, per la prima volta, informazioni riservate su tecnologie derivate da progetti di retroingegneria su scafi alieni recuperati.
"Questa notte - afferma Fouchè - il veicolo aerospaziale più insolito e segreto del mondo potrebbe sorvolare Phoenix, in Arizona, Gulf Breeze in Florida, il Belgio, o la vostra città". È conosciuto come TR-3B. Fantascienza o realtà? Al TR-3B, di forma triangolare, sono stati attribuiti diversi recenti avvistamenti UFO, eppure fu costruito con materiali disponibili già nei primi anni '80. In effetti, questa piattaforma aerospaziale nucleare triangolare fu sviluppata sotto il Programma Aurora con i finanziamenti destinati allo SDI (Strategic Defense Initiative, il famoso scudo stellare) e fondi neri. L'NRO, National Reconaissance Organization, cioè la struttura preposta al rilevamento satellitare di tutti gli aeromobili, conosciuti e non, la NSA, National Security Agency (l'agenzia per la sicurezza nazionale), l'ARPA, Advanced Research Project Agency (Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzati), operante nell'Area 51, e la CIA controllano l'intera operazione. I costi per ogni veicolo ammonterebbero a cinque miliardi di dollari. Altri velivoli pilotati da terra o senza equipaggio umano in atmosfera, dalle forme più strane, sarebbero stati sviluppati con l'ausilio di tecnologia aliena.
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Programma Aurora:

Il Programma Aurora, il progetto più segreto per lo sviluppo di velivoli aerospaziali avanzati, risulterebbe responsabile del ricognitore ipersonico strategico SR-75 Penetrator, capace di raggiungere otto volte la velocità del suono, e dello SR-74 Scramp. Il nome in codice del velivolo TR-3B è "Astra". I voli di collaudo del ricognitore tattico sarebbero avvenuti nei primi anni '90 all'interno di Dreamland - l'Area 51. Il TR-3B si è librato nel più completo silenzio, stazionando per 10 minuti sopra Groom Lake, per poi atterrare verticalmente. Durante la dimostrazione sprigionava dallo scafo una luce blu argentea.Una tecnologia che alcuni ricercatori ritengono sia stata sviluppata dalla retroingegneria di velivoli alieni e di programmi come l'SR-74 e l'SR-75. Almeno tre miliardi di dollari stanno volando insieme al TR-3B dal 1994. Un'istantanea del velivolo venne scattata da un apparecchio fotografico digitale montato su un aereo da trasporto C-130, ai cui comandi si trovava un sergente incaricato delle Operazioni Speciali dell'Air Force, in missione di supporto al TR-3B.
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L'Interruttore di Campo Magnetico e il superplasma conduttivo:
La struttura esterna polimerica del TR-3B, insieme alla sofisticata avionica, reagirebbe alle stimolazioni elettriche e, cambiando colore, riflettere e assorbire le onde radar, facendolo apparire come un piccolo aereo o un cilindro volante. Sarebbe inoltre in grado di falsare e confondere le ricezioni radar, mimetizzando la propria presenza con echi radar associabili a uno o più aerei ed in diverse posizioni. Sarebbe infine capace di seguire un bersaglio ad altissime quote per giorni o settimane, qualora necessario.Un acceleratore di plasma ad anello, lo MFD (Magnetic Field Disruptor - interruttore del campo magnetico), a base di mercurio e lubrificato con bario, calcio e oro, circonderebbe il compartimento girevole di coda. Ai laboratori di Sandia e Livermore sarebbe stato affidato lo sviluppo della retroingegneria tecnologica dell'MFD. Sembra che il governo sia disposto a prendere ogni misura per salvaguardare questo progetto. Il dispositivo in questione sarebbe capace di generare un campo magnetico rotante (grazie al superplasma conduttivo), interrompendo o neutralizzando gli effetti della gravità su di un oggetto con valori fino all'89%. La spinta del TR-3B verrebbe fornita da tre propulsori multicomando montati ad ogni angolo inferiore della piattaforma triangolare, alimentati da un propellente a base di idrogeno o metano e ossigeno. Il velivolo usufruirebbe di tre sistemi propulsivi: all'interno dell'atmosfera grazie ad un reattore nucleare, volando orizzontalmente o verticalmente ad una velocità pari a Mach 9; nell'alta atmosfera con la propulsione a idrogeno; in orbita, bruciando insieme idrogeno e ossigeno.Non si tratta di antigravità. Quest'ultima, infatti, fornisce una forza repulsiva che può essere usata per la propulsione. Diversamente, l'MFD crea un'interruzione del campo gravitazionale terrestre al di sopra di una massa grazie all'acceleratore circolare. La massa di quest'ultimo e quella intera del velivolo verrebbero ridotte quasi del 90%, rendendo il veicolo tanto leggero da consentirgli manovre superiori rispetto ad ogni altro aereo convenzionale, ad eccezione degli UFO. Il TR-3B è una piattaforma di ricognizione ad autonomia "indefinita", in quanto spinta inizialmente da un reattore nucleare.
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La tecnologia aliena del pianeta Terra:
Molti avvistamenti di UFO triangolari non sarebbero, dunque, attribuibili a velivoli alieni bensì all'ultra top secret TR-3B. La NSA, l'NRO, la CIA e l'USAF avrebbero ideato un gioco di copertura sfruttando la nomenclatura aerea, creando il TR-3, modificato dal TR-3A, dal TR-3B, e dal Teir 2,3,4, con suffissi come più o meno aggiunti per confondere le idee. Ciascuna di di tali sigle, infatti, rappresenta un aereo differente e non lo stesso velivolo aerospaziale. Un TR-3B corrisponde ad un Teir 3B quanto una banana ad una mela. Alcuni di questi apparecchi sarebbero manovrati dall'uomo, altri no. La tecnologia umana si è sviluppata così rapidamente in questo secolo da lasciare, alle volte, veramente perplessi, ma i suoi riflessi oggi si vedono sempre più chiari e netti, perché i confini del cosmo si avvicinano sempre più. Nonostante la cappa di segreto.

martedì 4 novembre 2008

L' Esoscheletro metallico: la tecnologia militare del futuro

L'esoscheletro è un apparecchio cibernetico esterno in grado di potenziare le capacità fisiche (forza, agilità, velocità, potenza, ecc...) dell'utilizzatore che ne viene rivestito e che costituisce una sorta di "muscolatura artificiale".
I modelli recentemente realizzati prevedono dei rilevatori di impulsi elettrici che registrano gli impulsi neurali o neuromuscolari dell'operatore e che li trasmettono a dispositivi automatici in grado di muovere la parte meccanica dell'esoscheletro. Tale tecnologia, precedentemente apparsa solo nei film, fumetti e videogames di fantascienza (Robocop, Iron Man, Halo e altri) è ora stata realizzata da diverse industrie e centri di ricerca giapponesi e statunitensi (Cyberdyne, Sarcos) .Potrà essere impiegato nel campo dell'ingegneria biomedica per aiutare disabili che hanno perso il controllo di alcune parti del corpo o nell'industria militare come armatura potenziante per i soldati.

http://www.ali-valdobbiadene.it/index.php?option=com_content&task=view&id=237&Itemid=34
http://www.cyberdyne.jp/English/index.html
http://www.sarcos.com/
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Esoscheletro_(tecnologia)"

lunedì 3 novembre 2008

Nuove scoperte potrebbero portare allo sviluppo di centinaia di nuovi antibiotici


Scienziati finanziati dall'UE hanno scoperto una nuova molecola nel batterio Streptomyces che potrebbe essere sfruttata per indurre i batteri a produrre centinaia di nuovi antibiotici. I lavoro, ora pubblicato online dalla Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), è stato in parte sostenuto dal progetto ACTINOGEN ("Integrating genomics-based applications to exploit actinomycetes as a resource for new antibiotics"), finanziato dall'UE. Quando le colonie di batteri come lo Streptomyces si trovano in condizioni di stress e sono quindi più vulnerabili agli attacchi di altri batteri, viene inviato un segnale all'interno della colonia che stimola i batteri alla produzione di antibiotici come meccanismo di difesa. Per molto tempo i produttori di farmaci hanno sfruttato questa caratteristica del batterio Streptomyces, usando determinati ceppi per la produzione di antibiotici su scala industriale. Nella maggior parte di questi casi le componenti che vengono usate per scatenare il meccanismo di difesa del batterio sono relativamente instabili. In questa ultima ricerca gli scienziati dell'università di Warwick e del Centro John Innes nel Regno Unito sono riusciti ad individuare un gruppo di componenti molto più stabili chiamati acidi 2-alkyl-4-hydroxymethylfuran-3-carboxylic (AHFCA), che potrebbero avere il potenziale di stimolare pathway diversi della produzione antibiotica dei batteri. Ciò potrebbe eventualmente condurre allo sviluppo di molti antibiotici nuovi. Di solito la quantità di queste componenti prodotte dai batteri, che scatenano il meccanismo di difesa, è troppo ridotta per essere facilmente analizzabile dai chimici. In questo studio gli scienziati hanno usato l'apparecchio per la risonanza magnetica nucleare a 700 Mhz dell'università di Warwick per individuare gli AHFCA, usando soltanto alcuni microgrammi di materiale. I chimici hanno combinato le loro nuove scoperte con le informazioni sulle sequenze genetiche di alcuni batteri Streptomyces, per dimostrare che il gruppo AHFCA delle componenti potrebbe potenzialmente essere usato per stimolare la produzione sia di antibiotici nuovi che di quelli già conosciuti. La loro ipotesi è stata confermata quando hanno aggiunto gli AHFCA alle colonie del ceppo W81 del Streptomyces coelicolor: i batteri hanno prodotto antibiotici methylenomycina. Anche se la methylenomycina è un tipo di antibiotico familiare, i ricercatori ritengono che gli AHFCA potrebbero anche controllare la produzione di nuovi tipi di antibiotici. "I risultati precoci indicano anche che questo approccio potrebbe creare nuovi pathway per la produzione di antibiotici nel 50% dei batteri Streptomyces," ha detto il dott. Christophe Corre dell'università di Warwick, autore capo dell'articolo. "Con migliaia di membri conosciuti della famiglia dello Streptomyces, ciò potrebbe significare che gli AHFCA potrebbero portare alla creazione di centinaia di nuovi antibiotici, riempiendo così il vuoto nel nostro arsenale carente di antibiotici efficaci." Gli studiosi sono ora alla ricerca di finanziamenti per poter esplorare ulteriormente le caratteristiche degli AHFCA. Il progetto ACTINOGEN ha ricevuto circa 9,4 Mio EUR di finanziamenti dall'UE attraverso l'area tematica "Scienze della vita, genomica e biotecnologie per la salute" del Sesto programma quadro (6°PQ).
Fonte: http://cordis.europa.eu/

Il primo Androide (Ginoide) al mondo, in grado di sentire e reagire agli stimoli sensoriali tattili (VIDEO)

sabato 1 novembre 2008

International Thermonuclear Experimental Reactor - Tecnologia e sviluppo del reattore a fusione nucleare di prossima generazione.

FONTE

ITER (che in origine significava International Thermonuclear Experimental Reactor, e in seguito è stato usato con il significato originale latino, cammino) è un progetto internazionale che ambisce a costruire un reattore a fusione con un bilancio positivo di energia.
Nello specifico ITER è un reattore deuterio-trizio. Verrà costruito a Cadarache, nel Sud della Francia da un consorzio di Unione Europea, Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti d'America, India e Corea del Sud. Il costo previsto è di 10 miliardi di euro. Il progetto finale è ancora in fase di elaborazione.
Il reattore a fusione ITER è una sperimentazione che deve fornire indicazioni sulla fisica del plasma che permetta di avere una reazione di fusione stabile. Inoltre in ITER verranno testate alcune soluzioni tecnologiche necessarie per la futura centrale elettrica a fusione (DEMO)

I dati tecnici sono i seguenti:
Altezza edificio: 24 m
Larghezza edificio: 30 m
Raggio esterno del plasma: 6,2 m
Raggio interno del plasma: 2 m
Temperatura di plasma: 1,5 * 108 K
Potenza in uscita: 500-700 MW
Volume di plasma: 837 m³
Superficie del plasma: 678 m²
Campo magnetico toroidale al raggio maggiore del plasma: 5,3 T
Durata dell'impulso di fusione: >300 s
Rendimento: >10
Attraverso queste specifiche tecniche ITER viene pensato per produrre energia in quantità almeno 10 volte superiore a quella necessaria per innescare il processo di fusione e sostenerlo.
Il superamento della soglia del bilancio energetico (criterio di Lawson) della fusione è un obiettivo primario fino ad ora mai raggiunto e propedeutico a un uso della fusione in termini di energia per uso civile.
In una fase iniziale l'energia in sovrappiù prodotta dal plasma sarà asportata con uno shielding blanket (mantello schermante) refrigerato ad acqua. Almeno fino al 2025 non è previsto l'inserimento nella macchina di un breeding blanket (mantello per la produzione di trizio). Il trizio necessario per il mantenimento della reazione di fusione (circa 240 g/d) dovrà essere approvvigionato da fonti esterne (i reattori a fissione classe CANDU, moderati ad acqua pesante).
Il primo plasma dovrebbe essere generato, secondo la tabella di marcia entro la fine del 2016 e dovrebbe portare le sperimentazioni verso un mantenimento di questo stato per qualche minuto.

Obiettivi di fisica:

Gli obiettivi ingegneristici di ITER passano anche attraverso il superamento di alcuni obiettivi di fisica di un plasma ad alta temperatura di deuterio-trizio. Questi obiettivi si possono così riassumere:
dimostrare la fattibilità di operare con plasmi aventi caratteristiche vicine a quelle di un plasma da fusione; in particolare, dimostrare che le particelle alfa, prodotte dalle reazioni di fusione, riscaldino efficientemente la parte centrale del plasma stesso;
dimostrare l'efficacia del sistema di rimozione delle particelle alfa in eccesso dal centro del plasma: esso è basato su una configurazione a X del campo magnetico, detta divertore. Il divertore è utilizzato ampiamente negli esperimenti tokamak esistenti, ma non è stato mai utilizzato nelle condizioni di alte temperature che saranno tipiche di ITER;
provare i sistemi di riscaldamento del plasma, in particolare le antenne a radiofrequenza e gli iniettori di atomi neutri; verificare l'interazione di questi metodi di riscaldamento con le particelle alfa prodotte dalla fusione.

Positività di ITER:

Ottima alternativa di fronte all'esaurimento ed all'insostenibilità ambientale delle fonti fossili (Petrolio, Carbone, Gas, etc);
I reagenti che intervengono nelle reazioni di fusione abbondano in natura e sono equidistribuiti sul pianeta, fatto questo che potrebbe almeno in parte contrastare l'aumento di conflitti globali per l'accaparramento di fonti energetiche naturali;
Elimina i problemi legati alla fissione nucleare in materia di sicurezza dell'impianto, sicurezza militare nazionale ed internazionale: un reattore non controllato si spegne.
Nessun rischio di esplosione o intossicazione radioattiva in caso di fallimento del controllo del processo di fusione.
Nessuna emissione di gas serra,
Nessun trasporto di materiale contaminante: Deuterio e Litio (da cui si ricava il Trizio) abbondano in natura.
Bassa radioattività dei materiali sottoposti a flusso neutronico che decade con tempi dell’ordine dei decenni consentendone un agevole trattamento.
In caso di incidente il peggiore isotopo che potrebbe essere messo in circolazione è il trizio, che decade in 12,3 anni. Esperimenti di rilascio controllato di trizio nell'atmosfera hanno mostrato che l'attivazione del suolo nell'area contaminata scende in circa un anno al livello del background.

Successori:
Come già indicato gli obiettivi dell'ITER sono la realizzazione di un reattore a fusione in grado di produrre più energia di quanta ne venga consumata e in grado di sostenere la fusione nucleare per un tempo superiore ai pochi secondi degli esperimenti analoghi.ITER non è progettato per produrre energia elettrica, questo compito è assegnato al progetto successivo chiamato DEMO. DEMO sarà un progetto più grande e costoso di ITER dato che sarà necessario realizzare delle strutture sensibilmente più complesse per la produzione del trizio direttamente nell'impianto (blanket). Inoltre le necessità di efficienza nella produzione di energia costringono ad usare refrigeranti diversi dall'acqua (a differenza di come avviene in ITER), richiedendo tecnologie più avanzate e, quindi, più costose.

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Cern LHC - La Particella di Dio (Video Documentario su SKY TV)