martedì 15 settembre 2009

Malaria: Tra cinque anni potrebbe essere disponibile il vaccino.

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Tra cinque anni potrebbe essere disponibile per tutti i bambini africani dalle sei settimane di vita in su il vaccino contro la malaria. Significherebbe oltre un milione di morti in meno ogni anno. Parla Joe Cohen, che sta conducendo i trial.

di Caterina Visco
È partita lo scorso maggio l'ultima fase dello studio che porterà la GlaxkoSmithKline a registrare un vaccino contro la malaria. Questa malattia colpisce ogni anno 500 milioni di persone e ne provoca la morte in un milione e mezzo di casi, soprattutto bambini africani. È a loro che è diretto il vaccino RTS,S messo a punto da Joe Cohen e dalla sua équipe, oggi all'ultima fase di sperimentazione prima di poter ricevere il via libera dalle agenzie regolatrici. Galileo ne ha parlato con il ricercatore della Gsk.
Dottor Cohen, come funziona questo nuovo vaccino?
“RTS,S agisce nello stadio iniziale del ciclo vitale del plasmodio, il parassita che causa la malattia, colpendo una proteina che si trova sulla sua superficie; in questo modo attiva la risposta immunitaria dell'individuo e aiuta il suo sistema immunitario a produrre anticorpi e cellule T, che possono attaccare il plasmodio sia prima che colpisca il fegato - il primo bersaglio all'interno del corpo umano - sia subito dopo, distruggendo in questo caso le cellule infette. Questo meccanismo permette di prevenire la malattia, oppure di diminuire la carica parassitaria, cioè il numero di parassiti nel corpo in grado di sviluppare un'infezione. Come conseguenza, i sintomi saranno meno severi e frequenti”.
Come avete proceduto?
“A partire dal 1992 abbiamo sviluppato oltre 25 agenti che potevano contribuire a sviluppare una risposta immunitaria intensa e duratura. Alla fine ne abbiamo selezionati soltanto tre, che sono stati testati in trial clinici. AS01 è quello che ci ha dato i risultati migliori: uno studio condotto in Kenia e Tanzania ha dimostrato che l’RTS,S/AS01 riduce gli episodi di malaria del 53 per cento in bambini da 5 a 17 mesi. Questi risultati ci hanno permesso di migliorare la formulazione del vaccino con la quale, a maggio, abbiamo cominciato l'ultima fase di sperimentazione (fase tre, ndr)”.
Quando saranno disponibili i risultati?
“Questa sperimentazione è condotta in Africa, in undici siti di sette paesi e su un totale di 16.000 bambini. In otto di questi abbiamo gia cominciato, per gli altri tre dovremmo partire nei prossimi mesi. I primi risultati sono attesi per il 2011. Li utilizzeremmo per sottoporre all'approvazione delle agenzie di controllo del farmaco, come l'
Emea (European Medicines Agency, ndr.), un vaccino destinato ai bambini africani. Se tutto procede senza problemi registreremo il vaccino nel 2012. I dati successivi serviranno ad ampliare l'autorizzazione ai bambini piccolissimi, tra le 6 e le 12 settimane. Per loro il vaccino potrebbe essere disponibile a partire dal 2014”.
Quanto dura la sua efficacia?
“Speriamo che l’ultima sperimentazione confermi una protezione per i primi tre o quattro anni del bambino: dopo questo periodo, infatti, è più facile che i bimbi abbiano sviluppato le loro difese naturali. Comunque metà dei bambini riceveranno un richiamo dopo circa venti mesi dalla prima iniezione per valutare se in questo modo è possibile prolungare il periodo di copertura”.
Ogni quanto tempo dovrà essere somministrato?
“Va iniettata una dose ogni quattro settimane per tre volte. Si tratta di uno schema che si integra perfettamente nell'
Epi (Expanded Programme on Immunization), un programma di vaccinazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per i bambini nei Paesi in via di sviluppo. Questo semplificherà molto la fase di distribuzione del vaccino”.
Potrà essere dato anche agli adulti?
“Per ora no. Il nostro obiettivo principale sono i bambini perché sono i più esposti e vulnerabili alla malattia. Servono altri studi condotti ad hoc per poter somministrare il vaccino agli adulti”.
È possibile che nei pazienti colpiti da Hiv, che potrebbero essere numerosi considerato che le due epidemie spesso si sovrappongono nell'Africa Sub-Sahariana, il vaccino sia meno efficace?
“Avremo qualche dato in proposito alla fine della fase tre. Per certo sappiamo che non è dannoso”.
In cosa consiste l’accordo pubblico-privato tra voi e l'organizzazione Malaria Vaccine Initiative?
“Abbiamo firmato l'accordo nel 2000; è un vero contratto, un documento legale che definisce ogni questione, con l'obiettivo di sviluppare un vaccino contro la malaria per i bambini in Africa che sia accessibile. Collaboriamo per ogni aspetto, ma ciascuna delle due parti ha responsabilità maggiori in ambiti diversi: Mvi nel disegno dei trial, nella preparazione di siti, strutture, nell’addestramento del personale e dei ricercatori africani, Gsk nell'aspetto della produzione e regolamentazione. Anche in termini finanziari ci sono responsabilità diverse: Gsk ha investito finora 300 milioni di dollari e Mvi oltre cento; entrambe prevedono di investirne ancora più di un centinaio. Collaborare non è sempre semplice ma l’accordo funziona, tanto che ne abbiamo stipulato uno simile con la Aeros Foundation per un vaccino contro la Tubercolosi e stiamo cercando un negoziatore internazionale per lavorare su un vaccino contro l'Hiv”.
Sapete già quanto costerà una singola dose o le tre dosi previste dallo schema vaccinale?
“Non abbiamo ancora fissato un prezzo. Questo vaccino seguirà probabilmente la strada degli altri diretti ai Paesi in via di sviluppo: ci sono organizzazioni internazionali che raccolgono fondi, comprano i vaccini alle aziende e li distribuiscono gratuitamente o quasi alle Nazioni in via di sviluppo. Al momento opportuno ci sarà una negoziazione con queste organizzazioni e troveremo un compromesso. La Gsk non intende perdere denaro, ma c'è un impegno serio e ufficiale per fare in modo che il prezzo non sia in nessun caso una barriera all'accesso del vaccino”.

lunedì 14 settembre 2009

Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula (intervista a Bruce Lipton)


Fonte:
MERYL ANN BUTLER intervista BRUCE LIPTON

Conduciamo la nostra esistenza in base a quello che riteniamo sia il nostro mondo, le nostre capacità e i nostri limiti. Che conseguenze avrebbe lo scoprire che queste credenze sono sbagliate? Che ogni cosa, dal DNA al futuro del nostro mondo, si basa su un semplice «Codice della realtà» che è possibile cambiare e migliorare a volontà?

MAB: Bruce, l’incontro tra il lavoro tuo e quello di Gregg Braden è davvero emozionante! Grazie per aver accettato di condividere alcuni tuoi pensieri con noi.
Dott. Bruce H. Lipton: Grazie, sono felice di partecipare!
MAB: Il punto di partenza del tuo libro, La biologia delle credenze, è che gli esseri umani non sono, come pensavamo prima, vittime dei loro geni, ma che l’ambiente ha un effetto diretto sul nostro DNA. Vorresti approfondire?
BL: Certamente. Fino a tempi recenti, si pensava che i geni fossero auto-attuativi, cioè potessero accendersi e spegnersi da soli. Come risultato, oggi la maggior parte delle persone si ritengono dei robot genetici, cioè che i geni controllano la loro vita.Le mie ricerche, invece, segnano l’inizio di una concezione radicalmente nuova della scienza cellulare. La nuova biologia rivela che noi “controlliamo” il nostro genoma, anziché esserne controllati. Oggi è riconosciuto che l’ambiente, e più precisamente le nostre percezioni o interpretazioni dell’ambiente, controllano direttamente l’attività dei nostri geni. Ciò spiega perché la gente può guarire spontaneamente da patologie ritenute permanenti.

MAB: Allora è davvero il caso di parlare di «primato della mente sulla materia»?
BL: Sì, questa nuova concezione della biologia umana non considera il corpo un mero apparato meccanico, ma ingloba il ruolo della mente e dello spirito. Questa nuova prospettiva è fondamentale in ogni processo di guarigione, perché riconosce che quando cambiamo la nostra percezione o le nostre credenze, mandiamo messaggi totalmente diversi alle nostre cellule, provocando la loro riprogrammazione.Questa nuova scienza si chiama epigenetica. Esiste da sedici anni, ma solo ora il grande pubblico sta imparando a conoscerla. Per esempio, l’American Cancer Society è un’organizzazione che fa ricerca sui geni del cancro da circa cinquanta anni. Ebbene, questa società ha scoperto che solo circa il 5% dei casi di cancro ha legami con la genetica; il 95% non ha nulla a che fare con la genetica. Recentemente, l’American Cancer Society ha pubblicato una statistica dove si dice che il 60% dei casi di cancro si può evitare cambiando stile di vita e dieta. Quindi, oggi ci dicono: «Dipende dal tuo stile di vita, non dai geni».

MAB: Per cui l’agognata «fonte della giovinezza» potrebbe in realtà trovarsi dentro di noi?
BL: Dentro ognuno dei nostri corpi, in questo momento, ci sono miliardi di ceppi cellulari, cellule embrionali concepite per riparare o sostituire tessuti e organi danneggiati.Comunque, l’attività e il destino di queste cellule rigenerative sono epigeneticamente controllati. Ciò vuol dire che esse sono profondamente influenzate dai nostri pensieri e percezioni dell’ambiente. Quindi, ciò che pensiamo dell’invecchiamento può interferire o migliorare il funzionamento dei ceppi cellulari, provocando la nostra rigenerazione o il nostro declino fisiologici.

MAB: Che parte ha l’evoluzione in tutto ciò?
BL: Beh, come si è scoperto, Darwin aveva torto. La scienza di oggi ignora le teorie darwiniane basate sulle nozioni di lotta e competizione, anche se potrebbero volerci anni prima che questo fatto arrivi sui libri di testo. La cooperazione e la comunità sono in realtà i principi fondamentali dell’evoluzione, oltre che della biologia cellulare. Il corpo umano rappresenta lo sforzo cooperativo di una comunità di cinquantamila miliardi di cellule. Una comunità, per definizione, è un’organizzazione di individui impegnati a sostenere una visione comune.Jean-Baptiste Lamarck aveva visto giusto già cinquanta anni prima di Darwin. Nel 1809 egli scrisse che i problemi che avrebbero afflitto la società sarebbero venuti dal suo distacco dalla natura, e che ciò avrebbe provocato la dissoluzione della società. La sua concezione dell’evoluzione era che un organismo e il suo ambiente interagiscono in modo cooperativo. Se vuoi capire il destino di un organismo, devi capirne le relazioni con l’ambiente. Egli capì che la separazione dall’ambiente ci priva della nostra fonte. Aveva ragione.E se pensi all’epigenetica, ti rendi conto che oggi la teoria di Lamarck ha trovato dei fondamenti. Quando non si conoscevano processi che provassero le sue teorie, Lamarck sembrava uno stupido, anche perché credevamo all’idea neo-darwiniana secondo cui il corpo è soggetto al controllo genetico. Invece oggi la scienza più evoluta ci mostra che Lamarck aveva ragione, dopo tutto.

MAB: In che modo tutto ciò si ripercuote a livello cellulare?
BL: Le informazioni provenienti dall’ambiente vengono trasferite alla cellula attraverso la membrana cellulare. Prima pensavamo che il nucleo della cellula fosse il suo cervello. Ma nel 1985 ho scoperto che in realtà il cervello della cellula è la membrana. Il nucleo, come si è scoperto, è di fatto il centro riproduttivo.La membrana cellulare controlla le condizioni dell’ambiente e quindi invia segnali ai geni, per innescare processi che serviranno alla sua sopravvivenza. Nel corpo umano, il cervello invia messaggi alla membrana cellulare per controllare il comportamento e l’attività genetica della cellula. È così che la mente, tramite il cervello, controlla la nostra biologia.Per esempio, una disciplina importante nelle scienze della salute è la psiconeuroimmunologia. Letteralmente, questo termine significa: la mente (psico) controlla il cervello (neuro) che a sua volta sovrintende al sistema immunitario (immunologia). È così che funziona l’effetto placebo!Quando la mente percepisce l’ambiente come sicuro e amichevole, le cellule si focalizzano sulla crescita. Le cellule devono svilupparsi affinché il corpo continui a funzionare in modo sano.Al contrario, in situazioni di stress, le cellule assumono un atteggiamento di difesa protettiva. Quando ciò accade, le risorse energetiche del corpo, normalmente impiegate per sostenere la crescita, vengono dirottate a questi sistemi che forniscono protezione. Il risultato è che in un sistema stressato i processi di crescita sono limitati o sospesi.Nei casi di stress acuto (breve) l’organismo è in grado di adattarsi, mentre uno stress cronico o prolungato è debilitante, perché le richieste energetiche del corpo interferiscono con la manutenzione richiesta, e ciò porta a patologie e disfunzioni.Per esempio, la paura che si è diffusa negli Stati Uniti dopo l’undici settembre ha avuto un effetto devastante sulla salute dei nostri cittadini. Ogni volta che il governo lancia l’allarme per un nuovo possibile attacco terroristico, la paura da sola fa sì che gli ormoni dello stress frenino la nostra biologia e si preparino a una risposta di difesa.In seguito all’attacco al World Trade Center, la salute del Paese è caduta a picco e i profitti delle aziende farmaceutiche sono saliti alle stelle (registrando un aumento del 100% in meno di cinque anni!).Quel sistema di allarme basato sul codice colorato, poi, è causa di un’altra grave conseguenza. In stato di paura, gli ormoni dello stress modificano il flusso del sangue nel cervello. In situazioni normali, il sangue fluisce al cervello concentrandosi soprattutto nel proencefalo, la sede del controllo conscio. In condizioni di stress, le vene del proencefalo si restringono, costringendo il sangue a dirigersi verso il romboencefalo, il centro dei riflessi inconsci. In poche parole: quando abbiamo paura, diventiamo più reattivi e meno intelligenti.

MAB: Nel tuo seminario hai parlato di come riceviamo l’informazione dello stress. Potresti approfondire l’argomento?
BL: Certamente. La principale fonte del segnale di stress è la voce centrale del sistema, la mente. La mente è come il conducente di un veicolo.Se siamo bravi a gestire il nostro comportamento e le nostre emozioni, possiamo aspettarci una vita lunga e produttiva. Al contrario, i comportamenti improduttivi e una gestione inadeguata delle emozioni sono come un conducente maldestro che stressa il veicolo cellulare, interferendo con il suo funzionamento e provocando un collasso.L’informazione dello stress può arrivare alla cellula dalle due menti separate che formano la voce centrale che controlla il corpo.La mente conscia (auto-consapevole) è l’io pensante, la mente creativa che esprime il libero arbitrio. È l’equivalente di un processore a 40 bit, perché può gestire le informazioni provenienti da circa 40 nervi al secondo. Per contro, la mente inconscia è un supercomputer provvisto di un database di comportamenti pre-programmati. È un potente processore a 40 milioni di bit, che interpreta e risponde a più di 40 milioni di impulsi nervosi al secondo. Alcuni programmi derivano dalla genetica: sono i nostri istinti. Tuttavia, la grande maggioranza dei programmi inconsci vengono acquisiti attraverso le nostre esperienze di apprendimento.La mente inconscia non è la sede del ragionamento o della consapevolezza creativa; è un meccanismo rigido di reazione agli stimoli che funziona «in playback». Quando dall’ambiente viene percepito un dato segnale, la mente inconscia attiva per riflesso una reazione prestabilita. Non è affatto necessario pensare!Il risvolto pericoloso del pilota automatico è che i comportamenti inconsci sono programmati per avvenire senza il controllo, o l’osservazione, dell’io conscio. I neuroscienziati hanno scoperto che il 95% - 99% del nostro comportamento è sotto il controllo della mente inconscia. Di conseguenza, è raro che noi osserviamo questi comportamenti, e ancora di più che ne siamo consapevoli.La tua mente conscia percepisce che sei un bravo conducente, ma è l’inconscio che per la maggior parte del tempo tiene le mani sul volante. E l’inconscio può condurti alla rovina.Siamo stati educati a credere che usando la forza della volontà possiamo annullare i programmi negativi del nostro inconscio. Sfortunatamente, per fare questo, è necessario mantenere una vigilanza costante sul proprio comportamento.Non esiste nell’inconscio un ente osservante che analizzi i comportamenti “pre-registrati”. L’inconscio è un meccanismo che agisce esclusivamente «in playback». Di conseguenza, non viene fatta alcuna distinzione tra comportamento inconscio buono e cattivo: sono tutte “registrazioni”. Non appena la tua consapevolezza viene meno, la mente inconscia mette automaticamente in atto i suoi programmi preregistrati, basati sull’esperienza.
MAB: Come abbiamo acquisito i nostri programmi inconsci, in primo luogo?
BL: Il cervello prenatale e neonatale opera prevalentemente alle frequenze EEG delta e theta, nei primi sei anni della nostra vita. Questo modesto livello di attività cerebrale è definito come lo stato ipnagogico.Quando si trova in questa trance ipnotica, al bambino non vanno insegnati direttamente comportamenti specifici. Egli acquisisce il suo programma comportamentale semplicemente osservando i genitori, i fratelli, i coetanei e gli insegnanti.Inoltre, l’inconscio di un bambino “scarica” dall’esterno anche credenze relative a se stesso. Quando un genitore o un insegnante dice a un bambino piccolo che sta male, è stupido, cattivo o buono a nulla, queste informazioni vengono “scaricate” come un dato di fatto nell’inconscio del bambino. Tali credenze acquisite costituiscono la voce centrale che controlla il destino della comunità cellulare del corpo.
MAB: Certo, è piuttosto deprimente! Mi sembra che la nostra mente inconscia sia come un pezzo di criptonite verde del pianeta natale di Superman, ovvero l’unica cosa che può privarlo dei suoi superpoteri. La criptonite è simile alle fondamenta rocciose dell’infanzia. Come hai detto in precedenza, l’inconscio non è cattivo per natura… E nemmeno la criptonite lo è. Tuttavia, è attraverso questi canali che la programmazione ricevuta nell’infanzia ci limita nell’età adulta, derubandoci – giudicando da ciò che dici – dei nostri superpoteri! Molte persone si sentono vittime bloccate e impotenti, nonostante il fatto che le loro intenzioni consce siano focalizzate sul successo. Così arriviamo alla domanda decisiva: in che modo è possibile riprogrammare l’inconscio?
BL: Per modificare la “registrazione” di un comportamento, devi spingere il pulsante record e ri-registrare il programma che contiene i mutamenti desiderati. Ci sono molti modi per fare ciò sulla mente inconscia.Innanzitutto, possiamo diventare più consapevoli di noi stessi e fare meno assegnamento sui programmi inconsci automatici. Quando siamo più consapevoli, diventiamo padroni del nostro destino, anziché vittime della nostra programmazione. Questo cammino è simile allo stato di presenza dei buddhisti.Secondo: l’ipnoterapia clinica affronta direttamente i problemi nello stato ipnagogico.Inoltre, possiamo usare molte nuove tecniche psico-energetiche che provocano una rapida e profonda riprogrammazione delle credenze inconsce limitanti. Queste sono forme di Superapprendimento che aprono e integrano entrambi gli emisferi del cervello allo stesso tempo, permettendoci di riscrivere i nostri programmi inconsci. Usando questi processi, che dal punto di vista meccanico sono simili allo spingere il pulsante record nel registratore dell’inconscio, siamo in grado di liberarci dalle percezioni limitanti, le credenze e i comportamenti auto-sabotanti. Tra le tecniche di lavoro sull’energia psichica, vi sono Psych-K, Holographic Repatterning, EFT (Emotional Freedom Techniques, Tecniche di rilascio emozionale), EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari) e Body Talk (Parlare al corpo).

MAB: Poiché costruisco labirinti, so che molte persone sperimentano pace e benessere profondi semplicemente camminando in un labirinto, oltre a un senso di atemporalità, come in uno stato alterato o ipnagogico. Molte guarigioni spontanee sembrano un risultato diretto della camminata nel labirinto, e io stessa ho avuto esperienze di guarigione e di eccezionale benessere. Secondo te, anche questa potrebbe essere una tecnica per riprogrammare l’inconscio?
BL: Credo che qualsiasi processo che espanda la consapevolezza di sé e ci permetta di osservare e interagire con il nostro inconscio apra la porta alla trasformazione. Grazie alla consapevolezza, possiamo attivamente trasformare la nostra vita per colmarla di amore, salute e prosperità. L’uso di queste nuove tecniche di “soprascrittura” fornisce un modo per comunicare con le cellule del tuo corpo ed è un ponte verso la biologia trasformativa e la psicologia.

MAB: È stato meraviglioso. Grazie, Bruce, per aver condiviso le tue intuizioni!
BL: Grazie, mi sono divertito!
Meryl Ann Butler intervista Bruce Lipton
Fonte: http://www.scienzaeconoscenza.it/Link: http://www.scienzaeconoscenza.it/scienza/lipton_biologia_credenze.htm

Scoperti i geni che danno forma alla pelle

Fonte:

Scoperti i due geni 'architetti' della pelle, quelli cioe' che guidano la formazione del tessuto che ci protegge e ci fa comunicare col mondo, programmando in tal senso il destino delle cellule staminali.
Si tratta delle proteine C/EBPalfa e C/EBPbeta, e la loro scoperta si deve a un team internazionale di ricercatori diretti da Claus Nerlov presso il Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare (EMBL) di Monterotondo (Roma), in collaborazione con ricercatori spagnoli del Centro de Investigaciones Energe'ticas, Medioambientales y Tecnologicas (CIEMAT) di Madrid.
Secondo quanto riferito sulla rivista Nature Cell Biology, senza C/EBPalfa e C/EBPbeta la pelle non si forma in modo normale e risulta lisa e fragile, nonche' permeabile. Infatti topolini senza i due geni muoiono per disidratazione poco dopo la nascita.
Sotto la pelle si nasconde una riserva di cellule staminali deputate al continuo ricambio cutaneo, alla guarigione delle ferite o delle scottature solari. Queste staminali nel corso della propria vita possono seguire due strade diverse: o continuano a moltiplicarsi producendo altre staminali identiche a loro, o decidono di 'crescere', cioe' di maturare trasformandosi in cellule cutanee che pero' poi, fatto il loro corso, muoiono e vengono eliminate dal corpo. A decidere tra questi due opposti destini sono le proteine C/EBPalfa e C/EBPbeta: senza di loro, hanno scoperto i ricercatori, la pelle non si forma e, infatti, mettendo KO i due geni in embrioni di topolini, questi muoiono poco dopo la nascita per disidratazione conseguente a una pelle debole e permeabile.C/EBPalfa e C/EBPbeta sono dunque i direttori d'orchestra del processo di formazione della pelle, ed il loro compito e' quello di attivare e disattivare una cascata di altri geni che poi a loro volta, direttamente, decidono il destino delle staminali. Benche' si tratti di una scoperta nel settore della biologia di base, concludono i ricercatori, queste nuove conoscenze potranno avere numerose ripercussioni in campo clinico, sia nella lotta ai tumori cutanei sia per agevolare la guarigione di ferite e grosse ustioni.


SCOPERTO COME I BATTERI RESISTONO AI FARMACI

Antibiotici inefficaci contro i batteri e le malattie non riescono a passare. Questo avviene perchè si abusa dei farmaci antibiotici e perchè i microrganismi patogeni hanno imparato a difendersi dalle molecole terapeutiche che li attaccano. Uno studio della New York University School of Medicine, pubblicato sulla rivista “Science” e guidato dal dott. Evgeny Nudler, mette in luce il meccanismo chimico che consente ai batteri di difendersi dai farmaci.I batteri sono pericolosi per diversi fattori: la violenza con cui attaccano l'organismo, la velocità con cui si diffonde l'infezione e, non ultima, la loro farmacoresistenza, cioè la capacità che hanno di resistere ai medicinali.L'Organizzazione Mondiale della Sanità considera la farmacoresistenza come un allarme medico assai importante e crescente.La ricerca newyorchese spiega che il battere Staphylococcus Aureus, lo stafilococco responsabile di moltissime infezioni e patologie, si difende dai farmaci producendo una molecola: il monossido d'azoto. Gli studiosi hanno scelto di osservare quest'agente patogeno perchè molto diffuso e perchè divenuto resistente all'antibiotico chiamato meticillina (MRSA).Mettendo in contatto lo stafilococco con l'antibiotico, i ricercatori hanno osservato che il battere si difendeva dall'attacco producendo il monossido d'azoto, sostanza che lo interferiva col medicinale, rendendo il principio terapeutico molto meno aggressivo ed efficace verso lo stafilococco.Gli scienziati pensano che eliminando l'enzima batterico responsabile della produzione del monossido d'azoto, si potrebbe rendere il batterio chimicamente più vulnerabile, aumentando quindi l'efficacia degli antibiotici, anche somministrati in dosi minori delle attuali.La scoperta del sistema con cui lo stafilococco, e probabilmente altri batteri, si difendono dai farmaci, potrebbe rappresentare una svolta nel cammino che tende a ridurre sempre più gli episodi di farmacoresistenza.Ulteriori sviluppi di questo studio potrebbero condurre a medicinali che mirano specificamente a colpire gli agenti patogeni aggirando i loro sistemi di difesa: in questo modo ci si potrebbe curare con farmaci più efficaci e assunti in dosaggi più lievi. La resistenza ai farmaci antimicrobici rappresenta una delle maggiori minacce alla salute pubblica, dovuta al diffondersi di diversi ceppi batterici che hanno imparato a difendersi dalla quasi totalità degli antibiotici di uso corrente. Se non si scoprono nuovi prodotti che agiscano attraverso meccanismi completamente diversi c’è il rischio, nel giro di pochi anni, di trovarsi disarmati di fronte a batteri particolarmente pericolosi. Non a caso, nell’ambito del 7° Programma Quadro dell’Unione Europea, la resistenza ai farmaci antimicrobici è stata individuata come una delle maggiori minacce alla salute pubblica.In questa direzione va lo studio pubblicato sulla rivista Angewandte Chemie International Edition, frutto del lavoro di un team di ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Padova (Icb-Cnr), del Dipartimento di scienze chimiche dell’Università di Padova e del Dipartimento di biologia dell’Università di Ferrara.“Abbiamo modificato un antibiotico naturale”, spiega Marco Crisma, dell’ Icb-Cnr e coordinatore della ricerca, “introducendo all’interno della molecola, mediante sintesi chimica, una sonda utile per studiare in dettaglio il meccanismo con cui il peptide perfora le membrane cellulari dei batteri”. La sonda introdotta nella molecola è un amminoacido non naturale, chiamato Toac. Mediante tecniche biofisiche è stato possibile verificare che questa molecola modificata mantiene la capacità, propria dell’antibiotico naturale, di formare canali nelle membrane di cellule intere, attraverso i quali possono passare acqua e ioni. La struttura tridimensionale della molecola e la precisione di posizione e orientamento della sonda al suo interno, determinate in questo studio, sono un requisito necessario per sfruttare la sonda in indagini mirate a stabilire come si dispone la molecola nelle membrane cellulari, se forma aggregati, ed eventualmente di quante molecole sono costituiti tali aggregati.Questo studio potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuovi antibiotici dotati di maggiore efficacia. “Infatti”, sottolinea il ricercatore “se si riesce a perforare la membrana di una cellula quest’ultima muore. L’esperienza ci ha insegnato che i batteri sono piuttosto bravi a modificare, attraverso mutazioni genetiche, gli enzimi che sono i bersagli degli antibiotici di uso corrente. Se il bersaglio si è modificato l’arma può diventare inefficace e insorge la farmacoresistenza. D’altra parte, è estremamente più difficile per i batteri elaborare strategie utili a modificare le loro membrane cellulari”. Quindi, eventuali antibiotici che agissero direttamente a livello delle membrane delle cellule batteriche sarebbero meno esposti al rischio di indurre farmacoresistenza. “Come al solito”, commenta Marco Crisma, “la natura è arrivata prima di noi a queste conclusioni. In effetti sono state isolate da molteplici fonti naturali (insetti, funghi, organismi marini, pelle di anfibi, etc.) svariate molecole che funzionano da antibiotici attaccando le membrane delle cellule batteriche. Purtroppo queste molecole in genere non guardano tanto per il sottile, e attaccano anche le membrane delle nostre cellule. Sarebbero un buon punto di partenza per sviluppare nuovi antibiotici, a condizione che si riesca ad abbassarne la tossicità. Per progredire in questa direzione è necessario capire meglio, possibilmente a livello molecolare, come questi antibiotici interagiscono con le membrane delle cellule batteriche e con quelle dei mammiferi”.

Cellule staminali: se "sniffate" potrebbero curare il cervello

Fonte:

ROMA - Cellule staminali inalate dal naso possono raggiungere il cervello per ricostruire i tessuti danneggiati da Parkinson e Alzheimer. Questa è l’idea dei ricercatori dell’University Hospital di T’bingen, Germania. Un’idea già testata con successo con esperimenti sui topi. «Le cellule staminali sono in grado di trattare e guarire un gran numero di condizioni neurologiche. Il problema è però come farle arrivare al cervello: operazioni chirurgiche sono dolorose e rischiose», ha spiegato Lusine Danielyan, prima autrice dello studio presentato alla conferenza “Strategies for Engineered Negligible Senescence” a Cambridge, Gran Bretagna. «Abbiamo pensato, poiché virus e batteri riescono ad arrivare al cervello tramite il naso, perché non sfruttare questa via?», ha aggiunto. Per testare la loro idea, i ricercatori hanno fatto inalare a dei topi delle cellule staminali e hanno seguito il loro percorso nel corpo.«Le cellule viaggiavano verso il cervello, passando attraverso aperture anche più piccole del loro diametro», ha detto Danielyan. «Inalare le cellule staminali è possibile, si tratta di una buona via per i trattamenti mirati al cervello», ha concluso.


SCOPERTO GENE CHE RENDE PIU' IMMUNI ALLE MALATTIE

Fonte:
(AGI) - Londra, 14 set. - Una equipe di scienziati britannici ha scoperto un gene fondamentale che aiuta a mobilitare il sistema immunitario per combattere le malattie. Il gene in questione spinge le cellule staminali del sangue nel midollo osseo a trasformarsi in cellule immunitarie cosiddette "Natural Killer" (NK). Le cellule NK, quando funzionano adeguatamente, sono un tipo di globuli bianchi fondamentali per la difesa immunitaria, capaci di uccidere rapidamente cellule tumorali, virus e batteri. La scoperta britannica ha un notevole peso, perche' potrebbe portare a nuove tecniche per potenziare la produzione nel corpo umano di queste cellule che lo difendono dagli attacchi esterni. Non solo. Come scrivono gli autori della ricerca sulla rivista Nature Immunology, la loro scoperta potrebbe anche aiutare a sviluppare nuove cure per il diabete di tipo 1 e la sclerosi multipla. Queste patologie infatti sono causate da un malfunzionamento nel sistema immunitario che lo porta ad attaccare i suoi stessi tessuti e si sospetta che cellule NK difettose abbiano un ruolo in questo meccanismo. L'equipe britannica, dell'Imperial College London, dello University College London e del Medical Research Council's National Institute for Medical Research, una volta individuato il gene-chiave (denominato E4bp4), ha creato in laboratorio dei topi che ne sono del tutto privi. Si tratta di animali per il resto normali, ma non hanno alcuna cellula NK. Gli scienziati potranno in questo modo studiare il ruolo delle cellule NK nelle malattie auto-immuni e in alcune altre patologie, compresa l'infertilita' femminile. L'obiettivo finale e' sviluppare un farmaco capace di stimolare la produzione delle cellule killer che difendono il nostro organismo.

Materia condensata: generato uno stato esotico nel quale gli atomi sono allineati in una struttura unidimensionale.

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Alcuni ricercatori in Austria, finanziati dall'UE e impegnati nello studio della fisica atomica ultrafredda, hanno generato uno stato esotico nel quale gli atomi sono allineati in una struttura unidimensionale, creando una "fase a molti corpi" con nuovi stati meccanici quantistici. Le loro scoperte, pubblicate sulla rivista Science, aprono una nuova area di studio nel campo della fisica quantistica. I risultati sono frutto del progetto NAME-QUAM ("Nanodesigning of atomic and molecular quantum matter"), finanziato con 2 Mio EUR attraverso il tema "Tecnologie dell'informazione e della comunicazione" del Settimo programma quadro (7° PQ). I partner del progetto NAME-QUAM studiano la tecnologia della materia quantistica dell'atomo ultrafreddo e della molecola, con lo scopo di idividuare nuove direzioni e approcci alternativi verso un'elaborazione dell'informazione quantistica scalabile e miniaturizzabile. Nell'area specializzata della "fisica quantistica a molti corpi", gli scienziati hanno osservato una notevole amplificazione degli effetti delle fluttuazioni quantistiche quando le interazioni tra le particelle sono forti e la geometria del sistema è semplice. Esempi ben conosciuti comprendono punti quantici zero-dimensionali e fili quantici unidimensionali. Ottenere una fase di stato così eccitato che sia anche di lunga durata è però difficile dal punto di vista sperimentale, perché i sistemi si deteriorano velocemente, in parte in seguito all'"accoppiamento" con l'ambiente. In questa recente ricerca il team, guidato da Hanns-Christoph Naegerl dell'Università di Innsbruck in Austria, ha riconosciuto il potenziale di usare atomi ultrafreddi per generare una fase a molti corpi di lunga durata, fortemente interattiva ed eccitata. Gli atomi freddi possono facilmente disaccoppiarsi dall'ambiente - hanno riflettuto - e le loro interazioni sono "invertibili". "I gas quantici ultrafreddi offrono un grande vantaggio: possono essere isolati dall'ambiente abbastanza bene," ha detto il dott. Naegerl. I bosoni sono particelle che possono occupare lo stesso stato quantistico; in altre parole, i bosoni aventi la stessa energia possono occupare lo stesso posto nello spazio. I bosoni osservati sperimentalmente comprendono fotoni, che sono portatori della forza del campo magnetico, e i gluoni, che sono portatori della forza sottostante alla forte forza nucleare. I ricercatori hanno prodotto un gas quantico fatto di atomi bosonici di cesio in una camera a vuoto. Quindi, hanno generato un reticolo ottico usando due raggi laser; il reticolo confinava gli atomi in strutture verticali e uni-dimensionali con fino a 15 atomi allineati in ogni "tubo". I raggi laser hanno evitato che gli atomi uscissero dalla linea o cambiassero posto. Una volta ottenuto ciò, gli scienziati hanno usato un campo magnetico per regolare l'interazione tra gli atomi. "Aumentando l'energia di interazione tra gli atomi (interazione di attrazione), gli atomi cominciano a riunirsi e la struttura si deteriora velocemente," ha spiegato il dott. Naegerl. È il cosiddetto "effetto Bosenova" Quando l'energia di interazione è minimizzata, gli atomi sono in grado di respingersi invece di attrarsi l'un l'altro; questo permette loro di allinearsi verticalmente e regolarmente lungo una struttura unidimensionale. Il sistema che ne risulta è stabile. I ricercatori hanno osservato un sorprendente effetto, quando le interazioni venivano cambiate, da fortemente repulsive in fortemente attrattive. Hanno ottenuto "una fase esotica, gassosa, nella quale gli atomi erano eccitati e messi in correlazione ma non si riunivano e l'"effetto Bosenova" era assente", ha detto il dott. Naegerl. Secondo il co-ricercatore Elmar Haller dell'Università di Innsbruck, questa fase era stata preannunciata quattro anni fa. "Adesso siamo riusciti per la prima volta a realizzarla in un esperimento," ha dichiarato. L'assetto sperimentale sarà usato in studi futuri per esaminare le proprietà dei fili quantici, che fino ad ora sono stati estremamente difficili da osservare. Ulteriori ricerche sulle strutture basso dimensionali potrebbero far luce sul funzionamento di superconduttori ad alta temperatura. Lo studio ha ricevuto finanziamenti dal programma EuroQUASAR ("Funding initiative for multidisciplinary research in the field of quantum standards and metrology") della Fondazione europea della scienza attraverso il progetto collettivo di ricerca "Quantum-degenerate gases for precision measurements". Uno dei ricercatori ha inoltre ricevuto il sostegno di una borsa internazionale Marie Curie di accoglienza del 7º PQ.
Per maggiori informazioni, visitare: Università di Innsbruck
http://www.uibk.ac.at/ Science: http://www.sciencemag.org/
Categoria: Risultati dei progettiFonte: Università di Innsbruck; ScienceDocumenti di Riferimento: Haller E., et al. (2009) Realisation of an excited, strongly correlated quantum gas phase. Science 325:1224-27. DOI: 10.1126/science1175850.Acronimi dei Programmi:
MS-A C, FP7, FP7-PEOPLE, FUTURE RESEARCH, FP7-COOPERATION, FP7-ICT-->Codici di Classificazione per Materia: Elettronica, Microelettronica; Applicazioni della tecnologia dell'informazione e della comunica; Elaborazione dati, Sistemi di informazione; Altri temi relativi all'energia; Ricerca scientifica
RCN: 31211