
Notizie e curiosità in ambito scientifico. Un blog di Fausto Intilla (teorico, aforista, inventore e divulgatore scientifico).
venerdì 18 settembre 2009
Una corteccia del cervello più spessa aumenta l'intelligenza.

Aerei: filtri "anti batteri" per viaggiare sicuri.
Filtro anti virus – Un team di ricercatori inglesi di BAE Systemas ha confezionato un potente e innovativo filtro per l’aria destinato agli aeromobili. Secondo quanto emerge dai test distrugge e blocca ben il 99.9 per cento dei batteri e dei virus oltre che particelle di inquinamento e altre sostanze dannose. Il filtro si chiama AirManager e agisce sull’aria tramite un campo elettrico ad hoc che controlla tutta l’aria circolante dei sistemi di condizionamento, sterilizzando e lasciando passare solo purezza.
Il pericolo della pressurizzazione – Sugli aerei l’aria è pressurizzata per permettere ai passeggeri di respirare senza problemi, ma il sistema di ricircolo forza (anche 30 cicli all’ora) e filtri obsoleti possono dare una mano alla diffusione di virus. AirManager risolve il problema agendo su batteri, virus di ogni genere da quelli influenzali classici all’H1N1, all’aviaria può persino bloccare l’antrace! E’ talmente potente che alcuni ospedali si sono informati per montarlo anche nei loro sistemi di condizionamento. I primi test su voli europei hanno dato esiti positivi.
Boeing contro Porsche – Ma il mondo degli aerei fa parlare di sé anche per una pazza gara di velocità tra una supercar e un gigante dei cieli. Si sono affrontati un abnorne Boeing B747 e una Porsche 911 GT3 Carrera Cup Car guidata dal pilota Yuey Tan. La competizione è avvenuta all’aeroporto cinese di Changi. Come ogni gara che si rispetti è scattata la luce verde e i due contendenti si sono lanciati. Ovviamente la Porsche è partita qualche decina di metri indietro per contrastare la migliore accelerazione, ma la gara non ha avuto comunque storia perché il Boeing è stato superato e staccato. Sulla linea del traguardo la Porsche è passata abbondantemente oltre i 300 km/h, il Boeing era già in decollo... Certo su un tracciato così corto la supercar era troppo avvantaggiata, era davvero necessaria una prova sul campo per dimostrarlo?
Curiosità... aeree? Ecco tutte le follie che puoi trovare a bordo delle compagnie più famose, c’è addirittura chi si sposa a gravità zero.
17 settembre 2009
Giappone: Arrivano gli Ologrammi interattivi.
Fonte:
In Giappone è stato portato a termine con successo il primo esperimento che potrebbe presto far divenire obsoleti gli oggetti fisici. A favore di immagini tridimensionali solide.
Roma - Un'immagine tridimensionale che si vede e che si tocca: l'hanno creata i ricercatori dell'Università di Tokyo, "dando corpo" ad anni di fantasie fantascientifiche in stile Star Trek. Le immagini 3D fanno insomma il loro debutto fisico nel vero senso della parola: non più, come nei videogiochi anni '90 e nei film che impazzano al cinema, come surrogati dipendenti da occhialetti dall'estetica discutibile.Gli scienziati in questo caso sono riusciti a realizzare una tecnologia che si serve degli ultrasuoni per dare all'utente la sensazione di toccare effettivamente l'oggetto tridimensionale, un ologramma quindi non più etereo: "Fino a oggi l'olografia era riservata al solo senso visivo - ha spiegato Hiroyuki Shinoda, uno dei ricecatori coinvolti nell'esperimento - se provassimo a toccare un normale ologramma la nostra mano attraverserebbe il fascio di luce senza alcuna modificazione fisica, ma adesso abbiamo un sistema capace di ricreare un senso tattile fittizio".
Il successo di questo primo tentativo, effettuato con l'ausilio di un controller della Nintendo Wii e simulando oggetti relativamente semplici, dovrebbe costituire la base per uno studio sempre più approfondito che, secondo Shinoda, permetta in futuro di rimpiazzare oggetti reali con ologrammi solidi: tastiere per computer, libri e strumenti musicali potrebbero quindi essere semplicemente proiettati nel momento del bisogno.Si è ancora lontani dalla tecnologia necessaria per la realizzazione del Ponte Ologrammi, ma Shinoda ha ribadito la sua volontà di testare ulteriormente questo sistema per renderlo utile in contesti delicati come le sale operatorie: dove il contatto con oggetti fisici può in alcuni casi compromettere la sterilità dell'ambiente.
Giorgio Pontico
giovedì 17 settembre 2009
Molti grassi, poco sesso
Due studi italiani mostrano che le disfunzioni sessuali femminili sono strettamente legate a patologie come diabete, obesità, iperlipidemia e ipertiroidismo.
di Caterina Visco
I due studi italiani, uno della Seconda Università di Napoli e uno dell'Università di Milano hanno calcolato l'indice di funzionalità sessuale femminile (Fsfi -Female sexual function index), attraverso un questionario standardizzato che prende in considerazione il desiderio, l'eccitazione, la lubrificazione, il raggiungimento dell'orgasmo, la soddisfazione dopo il rapporto e il dolore.
Nella ricerca della Seconda Università di Napoli, guidata da Katherine Esposito, l'indice è stato messo in relazione con l'iperlipidemia nelle donne in premenopausa. I risultati hanno mostrato che le donne con alti livelli di colesterolo e grassi nel sangue erano anche quelle con indici Fsfi più bassi, dunque affette probabilmente da una o più disfunzioni sessuali. Lo studio di Milano, invece, ha riscontrato una correlazione dello stesso indice con obesità, diabete e ipertiroidismo. “Nel maschio è ormai scontata la correlazione tra disfunzione erettile e queste (ma anche altre) patologie, nella donna invece questa correlazione non era ancora stata indagata”, spiega Antonio Pontiroli, dell'università di Milano.
“I meccanismi che legano queste patologie sono molto delicati e non completamente chiari”, prosegue il ricercatore, “non possiamo ancora dire quale sia la causa e quale l'effetto. Di certo, le disfunzioni sessuali possono essere un segnale di allarme per malattie croniche latenti che non si sospetta di avere, e non vanno sottovalutate”. Ci sono alcune evidenze inoltre - ma servirebbero ulteriori studi - che trattando l'obesità, il diabete e l'ipertiroidismo la vita sessuale delle pazienti potrebbe migliorare sensibilmente.
“Seguiremo tutte le pazienti coinvolte nello studio per altri cinque anni - conclude Pontiroli - per capire se le disfunzioni sessuali possano diventare anche indicatori di futuri problemi cardiovascolari, anche tenendo in considerazione che obesità e diabete sono due importanti fattori di rischio”.
Piombo, pericoloso anche in piccole quantità
La ricerca è stata condotta da Alan Emond dell’Università di Bristol (Gb) su 582 bambini che avevano preso parte all’Avon Longitudinal Study of Parents and Children (Alspac), un controllo del livello di piombo nel sangue a 30 mesi di età. Gli studiosi hanno confrontato questi dati con le performance scolastiche e il comportamento degli stessi bambini all’età di sette e otto anni, riuscendo ad ottenere informazioni esaustive per 488 bambini.
Tenendo conto di alcuni fattori che influenzano normalmente il comportamento e i risultati scolastici, i ricercatori hanno trovato una stretta correlazione tra il livello di piombo nel sangue superiore a 5 microgrammi per decilitro a 30 mesi e le capacità cognitive in età scolastica. In particolare sembra che livelli compresi tra 5 e 10 microgrammi siano associati a una minore bravura nella lettura (del 49%) e nella scrittura (del 51%), misurate con il sistema di valutazione "Standard Assessment Tests".
Sembra anche che bambini con livelli superiori a 10 microgrammi per decilitro abbiano il triplo delle probabilità di mostrare un comportamento antisociale e iperattivo rispetto a quelli che presentano livelli compresi tra 0 e 2 microgrammi.
Come sottolineano gli stessi autori, il campione su cui è stato effettuato lo studio è piccolo, ma l’impatto sulla popolazione globale potrebbe essere allarmante, come già denunciava la rivista medica The Lancet circa due anni fa (vedi Galileo). Il grado di assorbimento del metallo – rilasciato per esempio dall’acqua o da alcuni giocattoli - è tanto più alto quanto più il bambino è piccolo - fino al 50 per cento nei primi anni rispetto al 15 per cento nell’adulto. Se si viene esposti ad alte concentrazioni durante lo sviluppo, infatti, il piombo va ad accumularsi nelle ossa, dove può rimanere per oltre trent’anni, causando danni irreversibili al sistema nervoso centrale. (t.m.)
Riferimento: Archives of Disease in Childhood
La prima conferma di un esopianeta roccioso
Le stime indicano una massa pari a cinque volte quella terrestre, con un raggio circa doppio. Di conseguenza, la densità dovrebbe essere all’incirca simile a quella del nostro pianeta. Inoltre, nello stesso sistema planetario esisterebbe un’altra “super-Terra” di questo tipo.Nel febbraio del 2009, la scoperta del satellite CoRoT di un piccolo esopianeta intorno a una stella per altri versi non particolarmente degna di nota, la TYC 4799-1733-1, fu annunciata un anno dopo la sua rilevazione e dopo molti mesi di pazienti misurazioni con diversi telescopi a Terra, tra cui alcuni dell’ESO.
La stella, ora nota come CoRoT-7, è localizzata nella costellazione dell’Unicorno, a una distanza di circa 500 anni luce da noi. Leggermente, più piccola e più fredda del Sole, CoRoT-7 è anche ritenuta più giovane, in virtù dei suoi 1,5 miliardi di anni. Ogni 20,4 ore il pianeta eclissa per un’ora una piccola frazione della luce della stella, pari a circa una parte su 3000. Il pianeta, denominato CoRoT-7b, è a una distanza di soli 2,5 milioni di chilometri di distanza dalla sua stella, paria 23 volte quella che separa Mercurio dal Sole.
Le misurazioni iniziali, tuttavia, non avrebbero potuto fornire la massa del pianeta, per la quale occorrono stime molto precise della velocità della stella, che viene leggermente alterata dall’interazione gravitazionale con la massa in orbita.Con CoRoT-7b il problema è che questi sottili segnali sono confusi in una serie di variazioni del’attività della stella, simili alle macchie solari. Perciò il segnale principale è collegato alla rotazione della stella, che effettua una rotazione completa in 23 giorni.Per arrivare al risultato, gli astronomi hanno dovuto sfruttare il migliore dispositivo per la caccia agli esopianeti del mondo, lo spettrografo High Accuracy Radial velocity Planet Searcher (HARPS), montato sul telescopio da 3,6 metri dell’osservatorio di La Silla, in Cile.
"Anche se HARPS detiene sicuramente il primato di sensibilità nella rivelazione dei piccoli esopianeti le misurazioni di CoRoT-7b hanno necessitato di più di 70 ore di osservazione”, ha commentato François Bouchy, dell’Institut d’Astrophysique di Parigi, coautore dell’articolo in attesa di pubblicazione sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” (D. Queloz et al, "The CoRoT-7 planetary system: two orbiting Super-Earths", volume 506-1, 22 ottobre 2009). (fc)