venerdì 18 settembre 2009

Una corteccia del cervello più spessa aumenta l'intelligenza.


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Perché alcune persone sono più intelligenti di altre? E' una questione di corteccia cerebrale: chi la possiede più spessa si distingue per ragionamenti brillanti e abilità nel risolvere i problemi. A spiegarlo è uno studio dell'università di Buffalo (Usa) pubblicato sulla rivista 'Current Directions in Psychological Science': l'indagine descrive come alcuni aspetti della struttura e della funzionalità del cervello siano alla base della più o meno grande facilità con cui impariamo le cose. E come sia proprio la capacità di immagazzinare informazioni a fare la differenza quando si parla di menti più o meno brillanti'. La plasticità cognitiva è il nome con cui gli esperti chiamano la capacità di imparare e di migliorare la propria performance mentale, ad esempio risolvendo velocemente questioni spinose o ricordando facilmente gli eventi. Eduardo Mercado III e il suo team hanno scoperto che la base strutturale di questa plasticità sono i moduli corticali: colonne verticali di cellule neuronali interconnesse fra loro che sorgono proprio nella corteccia cerebrale. Nelle diverse zone di essa, i moduli variano nel numero e nella composizione. E dalle analisi effettuate dal gruppo di scienziati è emerso proprio che una corteccia più larga significa una maggiore capacità intellettiva. La fonte di questa correlazione è ancora poco chiara, ma Mercado ipotizza che una corteccia più grande offra spazio per un maggior numero di moduli corticali, col risultato di un'intelligenza sopra la norma.

Aerei: filtri "anti batteri" per viaggiare sicuri.

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La febbre suina ha causato tante cancellazioni di voli e vacanze, le compagnie aeree corrono ai ripari e rassicurano i viaggiatori riducendo gli allarmi, ma soprattutto utilizzando uno speciale filtro dell’aria ammazza-batteri al 99%! Intanto una Porsche sfida un Boeing 747.

Filtro anti virus – Un team di ricercatori inglesi di BAE Systemas ha confezionato un potente e innovativo filtro per l’aria destinato agli aeromobili. Secondo quanto emerge dai test distrugge e blocca ben il 99.9 per cento dei batteri e dei virus oltre che particelle di inquinamento e altre sostanze dannose. Il filtro si chiama AirManager e agisce sull’aria tramite un campo elettrico ad hoc che controlla tutta l’aria circolante dei sistemi di condizionamento, sterilizzando e lasciando passare solo purezza.

Il pericolo della pressurizzazione – Sugli aerei l’aria è pressurizzata per permettere ai passeggeri di respirare senza problemi, ma il sistema di ricircolo forza (anche 30 cicli all’ora) e filtri obsoleti possono dare una mano alla diffusione di virus. AirManager risolve il problema agendo su batteri, virus di ogni genere da quelli
influenzali classici all’H1N1, all’aviaria può persino bloccare l’antrace! E’ talmente potente che alcuni ospedali si sono informati per montarlo anche nei loro sistemi di condizionamento. I primi test su voli europei hanno dato esiti positivi.

Boeing contro Porsche – Ma il mondo degli aerei fa parlare di sé anche per una pazza gara di velocità tra una supercar e un gigante dei cieli. Si sono affrontati un abnorne Boeing B747 e una Porsche 911 GT3 Carrera Cup Car guidata dal pilota Yuey Tan. La competizione è avvenuta all’aeroporto cinese di Changi. Come ogni gara che si rispetti è scattata la luce verde e i due contendenti si sono lanciati. Ovviamente la Porsche è partita qualche decina di metri indietro per contrastare la migliore accelerazione, ma la gara non ha avuto comunque storia perché il Boeing è stato superato e staccato. Sulla linea del traguardo la Porsche è passata abbondantemente oltre i 300 km/h, il Boeing era già in decollo... Certo su un tracciato così corto la supercar era troppo avvantaggiata, era davvero necessaria una prova sul campo per dimostrarlo?
Curiosità... aeree? Ecco tutte le follie che puoi trovare a bordo delle
compagnie più famose, c’è addirittura chi si sposa a gravità zero.

17 settembre 2009

Giappone: Arrivano gli Ologrammi interattivi.

Fonte:

Punto Informatico

In Giappone è stato portato a termine con successo il primo esperimento che potrebbe presto far divenire obsoleti gli oggetti fisici. A favore di immagini tridimensionali solide.

Roma - Un'immagine tridimensionale che si vede e che si tocca: l'hanno creata i ricercatori dell'Università di Tokyo, "dando corpo" ad anni di fantasie fantascientifiche in stile Star Trek. Le immagini 3D fanno insomma il loro debutto fisico nel vero senso della parola: non più, come nei videogiochi anni '90 e nei film che impazzano al cinema, come surrogati dipendenti da occhialetti dall'estetica discutibile.Gli scienziati in questo caso sono riusciti a realizzare una tecnologia che si serve degli ultrasuoni per dare all'utente la sensazione di toccare effettivamente l'oggetto tridimensionale, un ologramma quindi non più etereo: "Fino a oggi l'olografia era riservata al solo senso visivo - ha spiegato Hiroyuki Shinoda, uno dei ricecatori coinvolti nell'esperimento - se provassimo a toccare un normale ologramma la nostra mano attraverserebbe il fascio di luce senza alcuna modificazione fisica, ma adesso abbiamo un sistema capace di ricreare un senso tattile fittizio".

Il successo di questo primo tentativo, effettuato con l'ausilio di un controller della Nintendo Wii e simulando oggetti relativamente semplici, dovrebbe costituire la base per uno studio sempre più approfondito che, secondo Shinoda, permetta in futuro di rimpiazzare oggetti reali con ologrammi solidi: tastiere per computer, libri e strumenti musicali potrebbero quindi essere semplicemente proiettati nel momento del bisogno.Si è ancora lontani dalla tecnologia necessaria per la realizzazione del Ponte Ologrammi, ma Shinoda ha ribadito la sua volontà di testare ulteriormente questo sistema per renderlo utile in contesti delicati come le sale operatorie: dove il contatto con oggetti fisici può in alcuni casi compromettere la sterilità dell'ambiente.

Giorgio Pontico

giovedì 17 settembre 2009

Molti grassi, poco sesso

Fonte:

Due studi italiani mostrano che le disfunzioni sessuali femminili sono strettamente legate a patologie come diabete, obesità, iperlipidemia e ipertiroidismo.

di Caterina Visco
Mancanza di desiderio, anorgasmia, dolore durante la penetrazione: sono le disfunzioni sessuali femminili (dsf), cioè tutti quei disturbi che impediscono a una donna di avere rapporti sessuali completi e soddisfacenti. Diversamente che negli uomini (la mancata erezione è un sintomo abbastanza chiaro e oggettivo) non sono facili da diagnosticare né da trattare. E sino ad oggi sono state classificate prevalentemente come disturbi psicologici. Ora però due ricerche italiane, pubblicate sul Journal of Sexual Medicine, mostrano che queste hanno più spesso origini organiche. E rappresentano un campanello d'allarme da non lasciare inascoltato. Perché sarebbero strettamente correlate altre patologie come diabete, obesità, ipertiroidismo, iperlipidemia. Legame che è già stato ampiamente riscontrato e studiato negli uomini.
I due studi italiani, uno della
Seconda Università di Napoli e uno dell'Università di Milano hanno calcolato l'indice di funzionalità sessuale femminile (Fsfi -Female sexual function index), attraverso un questionario standardizzato che prende in considerazione il desiderio, l'eccitazione, la lubrificazione, il raggiungimento dell'orgasmo, la soddisfazione dopo il rapporto e il dolore.
Nella
ricerca della Seconda Università di Napoli, guidata da Katherine Esposito, l'indice è stato messo in relazione con l'iperlipidemia nelle donne in premenopausa. I risultati hanno mostrato che le donne con alti livelli di colesterolo e grassi nel sangue erano anche quelle con indici Fsfi più bassi, dunque affette probabilmente da una o più disfunzioni sessuali. Lo studio di Milano, invece, ha riscontrato una correlazione dello stesso indice con obesità, diabete e ipertiroidismo. “Nel maschio è ormai scontata la correlazione tra disfunzione erettile e queste (ma anche altre) patologie, nella donna invece questa correlazione non era ancora stata indagata”, spiega Antonio Pontiroli, dell'università di Milano.
“I meccanismi che legano queste patologie sono molto delicati e non completamente chiari”, prosegue il ricercatore, “non possiamo ancora dire quale sia la causa e quale l'effetto. Di certo, le disfunzioni sessuali possono essere un segnale di allarme per malattie croniche latenti che non si sospetta di avere, e non vanno sottovalutate”. Ci sono alcune evidenze inoltre - ma servirebbero ulteriori studi - che trattando l'obesità, il diabete e l'ipertiroidismo la vita sessuale delle pazienti potrebbe migliorare sensibilmente.
“Seguiremo tutte le pazienti coinvolte nello studio per altri cinque anni - conclude Pontiroli - per capire se le disfunzioni sessuali possano diventare anche indicatori di futuri problemi cardiovascolari, anche tenendo in considerazione che obesità e diabete sono due importanti fattori di rischio”.

Piombo, pericoloso anche in piccole quantità

Fonte:
Un nuovo studio mette in relazione i livelli del metallo nel sangue dei bambini nei primi mesi di vita con le loro capacità cognitive in età scolastica.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) stima che metà dei bambini sotto i cinque anni che vivono nei centri urbani di tutto il mondo presentano livelli di piombo nel sangue superiori a 10 microgrammi per decilitro. Un dato allarmante soprattutto alla luce di uno studio apparso oggi su Archives of Disease in Childhood, una pubblicazione del British Medical Journal, secondo cui livelli sopra i 5 microgrammi compromettono gravemente le capacità cognitive e il comportamento dei bambini anche dopo anni dall’esposizione.
La ricerca è stata condotta da Alan Emond dell’
Università di Bristol (Gb) su 582 bambini che avevano preso parte all’Avon Longitudinal Study of Parents and Children (Alspac), un controllo del livello di piombo nel sangue a 30 mesi di età. Gli studiosi hanno confrontato questi dati con le performance scolastiche e il comportamento degli stessi bambini all’età di sette e otto anni, riuscendo ad ottenere informazioni esaustive per 488 bambini.
Tenendo conto di alcuni fattori che influenzano normalmente il comportamento e i risultati scolastici, i ricercatori hanno trovato una stretta correlazione tra il livello di piombo nel sangue superiore a 5 microgrammi per decilitro a 30 mesi e le capacità cognitive in età scolastica. In particolare sembra che livelli compresi tra 5 e 10 microgrammi siano associati a una minore bravura nella lettura (del 49%) e nella scrittura (del 51%), misurate con il sistema di valutazione "Standard Assessment Tests".
Sembra anche che bambini con livelli superiori a 10 microgrammi per decilitro abbiano il triplo delle probabilità di mostrare un comportamento antisociale e iperattivo rispetto a quelli che presentano livelli compresi tra 0 e 2 microgrammi.
Come sottolineano gli stessi autori, il campione su cui è stato effettuato lo studio è piccolo, ma l’impatto sulla popolazione globale potrebbe essere allarmante, come già denunciava la rivista medica The Lancet circa due anni fa (
vedi Galileo). Il grado di assorbimento del metallo – rilasciato per esempio dall’acqua o da alcuni giocattoli - è tanto più alto quanto più il bambino è piccolo - fino al 50 per cento nei primi anni rispetto al 15 per cento nell’adulto. Se si viene esposti ad alte concentrazioni durante lo sviluppo, infatti, il piombo va ad accumularsi nelle ossa, dove può rimanere per oltre trent’anni, causando danni irreversibili al sistema nervoso centrale. (t.m.)
Riferimento:
Archives of Disease in Childhood

La prima conferma di un esopianeta roccioso

Fonte:
Le osservazioni hanno mostrato che nello stesso sistema planetario esiste un’altra “super-Terra” dello stesso tipo.
La più lunga serie di misurazioni di HARPS mai effettuata ha fornito per la prima volta una evidenza diretta nella natura rocciosa di CoRoT-7b, il più piccolo e più veloce esopianeta finora scoperto.
Le stime indicano una massa pari a cinque volte quella terrestre, con un raggio circa doppio. Di conseguenza, la densità dovrebbe essere all’incirca simile a quella del nostro pianeta. Inoltre, nello stesso sistema planetario esisterebbe un’altra “super-Terra” di questo tipo.Nel febbraio del 2009, la scoperta del satellite CoRoT di un piccolo esopianeta intorno a una stella per altri versi non particolarmente degna di nota, la TYC 4799-1733-1, fu annunciata un anno dopo la sua rilevazione e dopo molti mesi di pazienti misurazioni con diversi telescopi a Terra, tra cui alcuni dell’ESO.
La stella, ora nota come CoRoT-7, è localizzata nella costellazione dell’Unicorno, a una distanza di circa 500 anni luce da noi. Leggermente, più piccola e più fredda del Sole, CoRoT-7 è anche ritenuta più giovane, in virtù dei suoi 1,5 miliardi di anni. Ogni 20,4 ore il pianeta eclissa per un’ora una piccola frazione della luce della stella, pari a circa una parte su 3000. Il pianeta, denominato CoRoT-7b, è a una distanza di soli 2,5 milioni di chilometri di distanza dalla sua stella, paria 23 volte quella che separa Mercurio dal Sole.
Le misurazioni iniziali, tuttavia, non avrebbero potuto fornire la massa del pianeta, per la quale occorrono stime molto precise della velocità della stella, che viene leggermente alterata dall’interazione gravitazionale con la massa in orbita.Con CoRoT-7b il problema è che questi sottili segnali sono confusi in una serie di variazioni del’attività della stella, simili alle macchie solari. Perciò il segnale principale è collegato alla rotazione della stella, che effettua una rotazione completa in 23 giorni.Per arrivare al risultato, gli astronomi hanno dovuto sfruttare il migliore dispositivo per la caccia agli esopianeti del mondo, lo spettrografo High Accuracy Radial velocity Planet Searcher (HARPS), montato sul telescopio da 3,6 metri dell’osservatorio di La Silla, in Cile.
"Anche se HARPS detiene sicuramente il primato di sensibilità nella rivelazione dei piccoli esopianeti le misurazioni di CoRoT-7b hanno necessitato di più di 70 ore di osservazione”, ha commentato François Bouchy, dell’
Institut d’Astrophysique di Parigi, coautore dell’articolo in attesa di pubblicazione sulla rivista “Astronomy and Astrophysics” (D. Queloz et al, "The CoRoT-7 planetary system: two orbiting Super-Earths", volume 506-1, 22 ottobre 2009). (fc)

Le colonne portanti del cervello

Fonte:
Le "unità di elaborazione" cerebrali sono formate da colonne di neuroni: se il loro interlacciamento nelle colonne è sbagliato, possono derivarne seri problemi cognitivi.
Il meccanismo molecolare che presiede alla formazione di "colonne" di neuroni all'interno della corteccia cerebrale è stato individuato da ricercatori della Yale University, che lo illustrano in un articolo pubblicato su "Nature".E' ben noto che l'informazione elaborata nella corteccia cerebrale dipende dal corretto raggruppamento di sequenze di neuroni che si assemblano a formare un sistema di colonne verticali all'interno di essa. Se il numero o l'interlacciamento dei neuroni nelle colonne è sbagliato, possono derivarne seri problemi cognitivi: malformazioni nella struttura di queste colonne sono state per esempio correlate ad alcune forme di autismo e di ritardo mentale. I meccanismi molecolari che sono responsabili della corretta disposizione in colonne non erano stati però finora compresi. Usando le più avanzate tecnologie molecolari, i ricercatori, diretti da Pasko Rakic, Masaaki Torii e Kazue Hashimoto-Torii hanno mostrato che durante la migrazione dei neuroni, il loro intrecciamento in colonne dipende dai livelli di espressione di due geni, che controllano rispettivamente il recettore Eph di tipo A e un suo ligando, ossia una molecola che si lega ad esso, ephrin-A. Come hanno dimostrato inibendo l'espressione dei due geni in alcuni topi, in assenza di una di queste due proteine, i neuroni non riescono a spostarsi lateralmente in modo corretto nelle colonne."Questo meccanismo di dispersione laterale dei neuroni sembra essere essenziale per il corretto mescolamento dei tipi di neuroni nelle colonne corticali, che quando è sovvertito può contribuire a patologie neuropsichiatriche", ha detto Rakic. (gg)