mercoledì 23 settembre 2009

Discovery Science: Geomagnetismo, L'inversione dei poli magnetici terrestri.



Voyager: 21-12-2012, La fine di un Mondo?





Voyager - UFO in Ecuador (Video Documentario)



Voyager - Ufo In America (VIDEO Documentario)





Come il cervello crea nuovi concetti.

Fonte:
Una ricerca evidenzia il ruolo centrale dell'ippocampo, che rivela di svolgere una essenziale funzione di "consulenza" nei confronti dei moduli decisionali della corteccia prefrontale.
Come si formano i concetti? "Anche se un barboncino e un golden retriever appaiano molto differenti l'uno dall'altro, possiamo facilmente apprezzarne gli attributi comuni perché riconosciamo in essi esempi di un particolare concetto, in questo caso quello di cane", spiega Dharshan Kumaran dell'University College di Londra, che ha diretto uno studio, ora pubblicato sulla rivista "Neuron", che chiarisce alcuni passi fondamentali di questo processo. Le modalità con cui i concetti si formano nel cervello e concorrono a guidare le nostre scelte sono infatti ancora ben lontane dall'essere chiarite. L'ipotesi prevalente è che ad avere un ruolo critico nell'acquisizione della conoscenza concettuale sia l'ippocampo, una struttura essenziale per la formazione della memoria. Tuttavia finora non si disponeva di solide prove che confermassero questa ipotesi. Kumaran e colleghi hanno così progettato alcuni esprimenti che permettessero di mappare la nascita e l'applicazione di nuovi concetti nel cervello.I soggetti in esame partecipavano a un gioco in cui avevano l'opportunità di conseguire un guadagno prevedendo correttamente se in una serie di giornate virtuali il tempo sarebbe stato soleggiato o piovoso sulla base di come appariva il cielo notturno delle giornate precedenti, descritto attraverso una serie di schemi sul monitor di un computer. Prima di ogni seduta sperimentale ai soggetti veniva dato da memorizzare uno schema degli esiti associati con ogni singolo schema di cieli notturni. Vari gruppi di questi schemi erano peraltro concettualmente correlati l'uno all'altro (come i barboncini e i golden retriever), così che riconoscendone l'affinità il test veniva facilmente superato con successo. Successivamente i soggetti potevano applicare la conoscenza così acquisita in ulteriori test in cui i concetti erano simili per quanto gli schemi apparissero nuovi. Attraverso una serie di misurazioni comportamentali e neuronali, i ricercatori hanno così potuto scoprire che a presiedere all'emergenza della conoscenza concettuale è un circuito cerebrale che vede funzionalmente accoppiati l'ippocampo e la corteccia prefrontale ventromediale.Tuttavia, era solo l'osservazione dell'attività dell'ippocampo che permetteva di prevedere quali soggetti sarebbero stati in grado di applicare con successo i concetti appresi alle situazioni nuove. "Ciò suggerisce che probabilmente sia l'ippocampo a creare e immagazzinare questi concetti, per poi passarli alla corteccia prefrontale quando possono essere sfruttati", spiega Kumaran. "Il nostro studio offre una nuova prospettiva sulla capacità umana di scoprire la struttura concettuale dell'esperienza visiva, e rivela che le cosiddette regioni della 'memoria', come l'ippocampo, collaborano con i 'moduli decisionali' della corteccia prefrontale rendendo disponibili queste informazioni." (gg)

Forse, solventi diversi dall'acqua potrebbero permettere lo sviluppo di forme di vita alternative.

Fonte:
Un gruppo internazionale di ricerca sta studiando la possibilità che solventi diversi dall'acqua possano permettere lo sviluppo di forme di vita alternative a quelle possibili in un ambiente planetario di tipo terrestre.
Allo European Planetary Science Congress appena conclusosi a Potsdam, in Germania, un gruppo di ricerca coordinato da Maria Firneis e Johannes Leitner dell'Università di Vienna ha presentato le linee di un progetto per l'identificazione di marcatori biologici relativi a possibili forme di vita esotiche su altri pianeti, ossia forme di vita che non sfruttino come solvente vitale l'acqua.
Attualmente i pianeti che possono ospitare la vita vengono cercati all'interno di quella che è considerata la zona abitabile attorno alla loro stella e l'attenzione si appunta su quelli dotati di un'atmosfera in cui siano presenti biossido di carbonio, vapore acqueo e azoto, e sulla cui superficie potrebbe esserci acqua allo stato liquido. Quindi si va alla ricerca di marcatori che potrebbero essere prodotti dal metabolismo di forme di vita simili a quelle che ospita il nostro pianeta, per le quali l'acqua funge da solvente e i mattoni costitutivi sono rappresentati dagli amminoacidi formati sostanzialmente da atomi di carbonio e ossigeno. Queste tuttavia, osservano i ricercatori, non è affatto detto che siano le uniche condizioni in cui possa svilupparsi la vita.
“E' tempo di fare un radicale cambiamento nella nostra concezione geocentrica della vita”, ha dichiarato Leitner. “Anche se questo è il solo tipo di vita che conosciamo, non si può escludere che da qualche parte si siano evolute forme di vita che non siano in rapporto né con l'acqua né con un metabolismo basato sul carbonio e sull'ossigeno.”
Una delle condizioni necessarie a sostenere la vita è che il solvente resti liquido per un ampia gamma di temperature: ciò vale per l'acqua fra 0°C e 100°C, ma esistono altri solventi che permangono allo stato liquido a più di 200 °C. Solventi simili potrebbero formare oceani anche su pianeti che ben più vicini alla loro stella di quanto si possa supporre in base alla definizione di zona abitabile basata sulle condizioni terrestri.
Ma potrebbe presentarsi anche la situazione opposta: un oceano di ammoniaca liquida può esistere a distanze superiori a quella tipica della zona abitabile per forme di vita di tipo terrestre; e parte della superficie di Titano è occupata da oceani di metano ed etano.
Il gruppo di ricerca, che ha base a Vienna, ma collabora con diversi centri internazionali, sta così studiando le proprietà di un'ampia gamma di solveti differenti dall'acqua per individuare la loro eventuale capacità di originare e far evolvere forme di vita alternative. (gg)

Inaugurata la prima 'Demo Station' europea: Presentata la Magnegas.

Fonte:
Nasce dalla fisica del più grande acceleratore del mondo il Large Hadron Collider (Lhc) di Ginevra, la macchina che a partire da qualsiasi liquido produce un nuovo combustibile, il Magnegas e che, arrivata per la prima volta in Europa, a Benevento, oggi è stata messa in funzione (Guarda il VIDEO del Quaderno.it). Nel capoluogo sannita è stata realizzata, infatti, l’unica Demo Station europea della tecnologia, che resterà la sola in Europa per accordi presi con l’inventore della macchina, il fisico Ruggiero Maria Santilli che dopo la laurea all’università Federico II di Napoli (dove ha avuto come docente il matematico Renato Caccioppoli) dal ’67 vive negli Stati Uniti dove ha lavorato anche presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit). Questa mattina, inoltre, è stato sottoscritto un accordo fra i rappresentanti di Futuridea, la società Magnegas Italia e il responsabile della Magnegas Ermanno Santilli, dove si stabilisce che potranno venire da tutta Europa per assistere nella Demo Station ai test di questa tecnologia e assistere alle prove di carburazione. MagneGas è un combustibile bruciabile pulito e competitivo nei costi, che è intercambiabile con il gas naturale. Ha una minima emissione di gas ad effetto serra, comparandolo con combustibili fossili, ed emette pochissimo rumore e nessun inquinamento dell'aria e acqua. Il carburante può essere usato per produrre elettricità, cucinare, riscaldare, come gas naturale per automobili, e per tagliare i metalli (con la fiamma ossidrica) al posto dell’inquinante acetilene. Le caratteristiche di questo gas sono straordinarie: oltre alla minima emissione di gas serra ha la particolarità di emettere ossigeno. Proprio questa pomeriggio sono stati eseguiti in diretta davanti al pubblico una serie di test di carburazione con l’analizzatore dei gas di scarico autorizzato dal ministero dei Trasporti e si è potuto vedere che dal tubo di scarico veniva emesso il 14% di ossigeno, (altri carburanti 0,2-0,6%) e il 5,95% di anidride carbonica. Il gas viene prodotto dalla macchina (un vero e proprio riciclatore) a partire da molti tipi di sostanze di scarto industriali (acque reflue dei frantoi, sieri delle industrie lattiero casearie, liquami zootecnici, percolato, oli esausti).Il sistema è imperniato sulla "chimica adronica", una nuovissima branca della chimica (che deriva dalla "fisica adronica", quella per cui è stato costruito l'Lhc) che studia un nuovo tipo di legame molecolare (diverso dal legame di valenza) con lo scopo di avvicinarsi il più possibile a una combustione perfetta, cioè senza residui inquinanti. Questo avviene attraverso un processo denominato ArcFlow(TM) che trasforma numerosi tipi di sostanze industriali di scarto in prodotti utilizzabili, tra cui il Magnegas(R): carburante molto competitivo se si considera il suo doppio vantaggio ambientale: durante il suo uso si inquina pochissimo, quasi niente, e durante la sua produzione si smaltiscono sostanze inquinanti. La tecnologia per produrlo è arrivata a Benevento nel giugno scorso per iniziativa del presidente di Futuridea Carmine Nardone. All’evento di oggi sono intervenuti l’assessore all’Agricoltura della Regione Campania Gianfranco Nappi, l’assessore all'Energia della Provincia di Benevento, Gianvito Bello, il presidente della Provincia Aniello Cimitile, il sindaco di Benevento Fausto Pepe.