Notizie e curiosità in ambito scientifico. Un blog di Fausto Intilla (teorico, aforista, inventore e divulgatore scientifico).
domenica 4 ottobre 2009
Cameron, il bambino che visse due volte.
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sabato 3 ottobre 2009
Un enorme buco nella magnetosfera terrestre, amplificherà le conseguenze della tempesta solare prevista dalla NASA nel 2012.
Fonte: ECPlanetby Edoardo Capuano @ 19.04.2009 03:00 CEST
Il 6 luglio 2008 pubblicammo l'articolo intitolato Progetto Starfish: il giorno in cui il cielo si incendiò. A distanza di circa sei mesi, apprendiamo che la magnetosfera terrestre, stando a studi condotti dalla N.A.S.A., sarebbe deteriorata ed in maniera piuttosto grave. Ora, pur senza escludere che si tratti di un fenomeno naturale (l'indebolimento del campo magnetico è dimostrato e data dal I sec. d.C), ricordiamo che, sin dagli anni '50 del XX secolo, vengono compiute sperimentazioni che hanno danneggiato la coltre magnetica del nostro pianeta. Oggi varie tecnologie militari molto avanzate consentono di manipolare la magnetosfera sicché non sorprende se, attraverso alcuni strappi, sono penetrate potenti emissioni di origine sconosciuta. Nei giorni 25 e 26 gennaio, infatti, per più di venti ore la magnetosfera è stata oggetto di blasts potentissimi di matrice ignota: il Sole è calmo in questo periodo e non è quindi una manifestazione collegata all'attività dell'astro.
Forse questi fenomeni sono gli effetti collaterali di folli progetti bellici legati anche allo Scudo spaziale, forse sono, invece, il risultato scientemente voluto di azioni perpetrate dai mentecatti del complesso industriale e militare. En passant, ricordiamo che molti recenti disastri erano innaturali e che il magnetismo terrestre è fondamentale per quella che il console Alberto Perego definì, negli anni '50, "aviazione elettromagnetica". Dunque assistiamo alle conseguenze di una guerra spaziale invisibile? Ci attende un black out artificiale dei sistemi di telecomunicazione, per un anno considerato simbolico dalla sinarchia?
Proponiamo uno studio tratto da AG sul tema.
I cinque satelliti THEMIS della N.A.S.A. hanno scoperto un buco nel campo magnetico terrestre dieci volte più grande di qualsiasi cosa in precedenza si pensava esistesse. Il vento solare può fluire attraverso questa apertura per "caricare" la magnetosfera per potenti tempeste geomagnetiche. Ma il buco non è di per sé la più grande sorpresa. I ricercatori sono ancora più stupiti dallo strano ed inaspettato modo in cui si è formato, ribaltando le idee a lungo sostenute dalla fisica spaziale.
"In un primo momento non potevo crederci", afferma lo scienziato del progetto THEMIS David Sibeck del Goddard Space Flight Center. "Questa constatazione altera sostanzialmente la nostra comprensione dell'interazione tra vento solare e magnetosfera.
La magnetosfera è una bolla di magnetismo che circonda la Terra e ci protegge dal vento solare. Esplorare la bolla è un obiettivo chiave della missione THEMIS, lanciata nel febbraio 2007. La grande scoperta è avvenuta il 3 giugno 2007, quando le cinque sonde sono passate attraverso la frattura, appena si è aperta. I sensori a bordo hanno registrato un torrente di particelle di vento solare che fluiva nella magnetosfera, segnalando un evento di inaspettate dimensioni ed importanza.
"Il buco è enorme — quattro volte più grande della Terra stessa," spiega Wenhui Li, un fisico spaziale presso l'Università del New Hampshire che ha analizzato i dati. Il collega di Li Jimmy Raeder, anch'egli del New Hampshire, afferma "1027 particelle al secondo sono fluite nella magnetosfera: ciò corrisponde ad un 1 seguito da 27 zeri. Questo tipo di afflusso è di un ordine di grandezza superiore a quello che pensavamo fosse possibile."
L'evento è cominciato con un piccolo avvertimento, quando una dolce raffica di vento solare ha emesso un fascio di campi magnetici dal Sole alla Terra. Come una piovra che avvolge i suoi tentacoli intorno ad una grande vongola, i campi magnetici solari hanno avvolto la magnetosfera e l'hanno aperta, rompendola. Il buco si è creato per mezzo di un processo chiamato "riconnessione magnetica." Dai poli della Terra, i campi magnetici solari e terrestri si sono collegati (riconnessi) per formare canali per il vento solare. I canali sopra l'Artico e l'Antartico rapidamente si sono estesi; in pochi minuti si sono sovrapposti sull'equatore terrestre per creare il più grande buco magnetico mai registrato da un satellite che orbita intorno alla Terra.
La dimensione del buco ha colto di sorpresa i ricercatori. "Abbiamo visto cose come questa in precedenza," afferma Raeder, "ma mai su così vasta scala. Per tutto il giorno il bordo della magnetosfera è rimasto aperto al vento solare."
Le circostanze sono state ancora più sorprendenti. I fisici spaziali hanno creduto a lungo che i fori nella magnetosfera si aprissero solo in risposta ai campi magnetici solari che puntano a sud. Il grande buco del giugno 2007, tuttavia, si è aperto in risposta ad un campo magnetico solare che puntava a nord.
"Ad un profano questo fatto può sembrare un cavillo, ma per un fisico spaziale è quasi un evento sismico," spiega Sibeck. "Quando lo dico ai miei colleghi, la maggior parte reagisce con scetticismo, come se stessi cercando di convincerli che il sole sorge ad ovest."
Ecco il motivo per cui non possono credere alle loro orecchie. Il vento solare preme contro la magnetosfera terrestre all'altezza dell'equatore dove il campo magnetico del nostro pianeta punta a nord. Supponiamo che un fascio di magnetismo solare arrivi e che punti anch'esso a nord. I due campi dovrebbero rinforzarsi a vicenda, corroborando le difese magnetiche della Terra e chiudendo la porta al vento solare. Nel linguaggio della fisica spaziale, un campo magnetico solare che punta a nord è chiamato un "IMF settentrionale" ed è sinonimo di protezione!
"Così si può immaginare la nostra sorpresa quando un IMF settentrionale arriva ed invece entra," afferma Sibeck. "Questo capovolge completamente la nostra comprensione delle cose."
Gli I.M.F. settentrionali non innescano in realtà tempeste geomagnetiche, nota Raeder, ma preparano il terreno per le tempeste, caricando la magnetosfera con il plasma. Una magnetosfera carica è pronta per le aurore, per le interruzioni di energia ed altri disturbi che possono aver luogo quando una C.M.E. (espulsione di massa coronale) la colpisce.
Gli anni a venire potrebbero essere particolarmente vivaci. Raeder spiega: "Stiamo entrando nel ciclo solare 24. Per ragioni non del tutto comprese, le C.M.E. nei cicli solari a numeri pari (come 24) tendono a colpire la Terra con un bordo d'entrata magnetizzato a nord. Tale C.M.E. dovrebbe aprire un varco e caricare la magnetosfera con il plasma poco prima che la tempesta abbia inizio. E' la sequenza perfetta per un evento davvero grande."
Sibeck concorda. "Questo fatto potrebbe portare alle più forti tempeste geomagnetiche che abbiamo mai visto in molti anni."
Autore: Dr. Tony Phillips - Credit: Science@ N.A.S.A.Segnalato da: ZretFonti:tankerenemy.com - Scie Chimiche (Chemtrails)tanker-enemy.tv
Grazie a una nuova tecnica i malati di cancro potrebbero evitare gli interventi chirurgici.
Ricercatori finanziati dall'UE hanno sviluppato una tecnica che potrebbe permettere ai chirurghi di distinguere tra tessuto canceroso e tessuto sano in tempo reale, mentre stanno eseguendo le operazioni. La nuova tecnica - descritta in un articolo sulla rivista Angewandte Chemie International Edition - potrebbe risparmiare ai pazienti che soffrono di cancro, di essere sottoposti a ulteriori interventi chirurgici necessari per rimuovere il tessuto tumorale che non è stato asportato nel corso della prima operazione. L'Unione europea ha sostenuto il lavoro attraverso il progetto DESI_JEDI-IMAGING ("Development of mass spectrometric techniques for three-dimensional imaging and in-vivo analysis of biological tissues"), che ha ricevuto una sovvenzione di 1,75 milioni di euro dal Consiglio europeo della ricerca (CER) nell'ambito del Settimo programma quadro (7° PQ). Nel trattamento del cancro è spesso necessario ricorrere alla chirurgia. Il tessuto asportato durante l'operazione viene analizzato in laboratorio per verificare che tutto il tessuto malato sia stato rimosso. Attualmente occorrono vari giorni per esaminare il tessuto, e se risulta che parte del tessuto malato non è stato rimosso, a volte il paziente viene sottoposto a una seconda operazione. Alla base della nuova tecnica c'è l'elettrochirurgia, la quale prevede la sostituzione del bisturi tradizionale con l'elettrobisturi, che impiega la corrente elettrica ad alta frequenza per realizzare il taglio e rimuovere il tessuto. Un vantaggio dell'elettrochirurgia è rappresentato dal fatto che durante il taglio si ostruiscono i vasi sanguigni, arrestandone l'emorragia. Mentre viene eseguito l'intervento, il tessuto interessato si surriscalda e viene in parte vaporizzato. Inoltre, la corrente elettrica provoca la produzione di molecole caricate elettricamente. Tessuti diversi presentano profili molecolari diversi e - cosa importante - il profilo molecolare del tessuto canceroso ha un aspetto molto diverso da quello del tessuto sano. In questo recente studio, ricercatori tedeschi e ungheresi hanno inserito sull'elettrobisturi tradizionale una pompa speciale che aspira le molecole vaporizzate e le invia ad uno spettrometro di massa. Quest'ultimo analizza il profilo molecolare del tessuto tagliato e fornisce i risultati dell'analisi al chirurgo in tempo reale. I ricercatori hanno battezzato la nuova tecnica REIMS (rapid evaporation ionisation mass spectrometry). "Con la tecnica REIMS l'analisi del tessuto, compresa l'analisi dei dati, richiede meno di un secondo", ha spiegato il dott. Zoltán Takáts dell'Università Justus Liebig in Germania. "Durante l'intervento il chirurgo riceve - in tempo reale - tutte le informazioni sulla natura del tessuto che sta tagliando." Il sistema è stato anche capace di informare sul fatto che si trattasse di un tumore allo stadio iniziale o avanzato. "I risultati presentati serviranno da base per lo sviluppo di nuovi metodi chirurgici guidati dalla spettrometria di massa", scrivono i ricercatori. "La tecnica REIMS permette una rapida analisi e la caratterizzazione dei tessuti in tempo reale durante gli interventi chirurgici." Benché il sistema non sia ancora stato provato sull'uomo, i ricercatori fanno notare che tutti gli esperimenti sono stati eseguiti rispettando le condizioni richieste per eseguire interventi chirurgici sull'uomo. Sono pertanto fiduciosi che presto la nuova tecnica sarà trasferita nelle sale operatorie.
Per maggiori informazioni, visitare: Angewandte Chemie International Edition: http://www3.interscience.wiley.com/journal/26737/home Consiglio europeo della ricerca (CER): http://erc.europa.eu/
ARTICOLI CORRELATI: 29637, 30577
Categoria: Risultati dei progettiFonte: Angewandte Chemie International EditionDocumenti di Riferimento: Schäfer, K-C. et al. (2009) In vivo, in situ tissue analysis using rapid evaporative ionization mass spectrometry. Angewandte Chemie International Edition (in corso di stampa). Pubblicato online il 10 settembre. DOI: 10.1002/anie.200902546Acronimi dei Programmi: MS-D C, FP7, FP7-IDEAS, FUTURE RESEARCH-->Codici di Classificazione per Materia: Coordinamento, cooperazione; Servizi/prestazioni sanitarie ; Scienze biologiche; Medicina, sanità; Ricerca scientifica; Altre tecnologie
RCN: 31305
Per maggiori informazioni, visitare: Angewandte Chemie International Edition: http://www3.interscience.wiley.com/journal/26737/home Consiglio europeo della ricerca (CER): http://erc.europa.eu/
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RCN: 31305
La vita in diretta su Google Earth.

Fonte: Corriere della Sera
Tramite la combinazione delle riprese di diverse telecamere.
La vita in diretta su Google Earth.
Un software introduce informazioni video in tempo reale.
La vita in diretta su Google Earth.
Un software introduce informazioni video in tempo reale.
MILANO - Sorvolare la Terra, le città, le strade e vederne le immagini dettagliate stando semplicemente seduti al proprio computer – possibilità per la prima volta introdotta dal software Google Earth – non era abbastanza eccitante per alcuni ricercatori del Georgia Institute of Technology. Si tratta pur sempre di informazioni statiche, dato che le foto satellitari sono aggiornate di tanto in tanto. Hanno deciso perciò di sviluppare un metodo per sovrapporre alle vedute aeree i dati raccolti in tempo reale su quanto sta accadendo in un luogo. Come lo streaming live delle videocamere a circuito chiuso, delle webcam e dei sistemi per il rilevamento del traffico.
VIDEO LIVE - In questo modo è possibile aggiungere alle mappe aeree della Terra – come il già citato Google Earth, ma anche Microsoft Virtual Earth – dei video live sul traffico, i passanti, le nuvole e qualsiasi altro dato dinamico che venga trasmesso da una telecamera. Combinando le riprese di diverse cam, i ricercatori sono stati in grado di sovrapporre a Google Earth la rappresentazione in 3D di una partita di calcio, del traffico di automobili lungo una data strada, del movimento di pedoni in un campus. Benché ricreato artificialmente da un software, quello che si vede mostra dati, veicoli, persone reali, che si stanno muovendo proprio in quel momento .
SCENARI INQUIETANTI - Le hanno chiamate Augmented Earth Maps, riferendosi al concetto di realtà aumentata (augmented reality), cioè all’idea di sovrapporre alla realtà dati digitali provenienti dal web o da altri database. Anche se, in questo caso, sembra essere piuttosto la realtà – intesa come flussi di persone, auto, oggetti catturati da una telecamera – a essere inserita sul virtuale. In ogni caso il risultato finale è dirompente. E anche se finora si tratta solo di una sperimentazione applicata ad alcune videocamere, già c’è chi prefigura scenari orwelliani. Cosa succederebbe – si chiedono ad esempio quelli di Gizmodo – se i dati mostrati, finora anonimi, fossero riconducibili ai singoli individui?
MAPPE DI INTERNI - Al di là delle previsioni più inquietanti, finora sembra prevalere il fascino per la mappatura del mondo in salsa web. Non c’è lembo di terra che può ormai sfuggire ai nuovi cartografi della rete. Come i corridoi di università, sale conferenze, edifici o parchi a tema. Ci stanno pensando quelli di Micello, una start-up americana che intende mappare, per così dire, «l’ultimo miglio». Là dove finisce Google Maps, alla soglia degli edifici, fin dentro l’ufficio dove siete diretti. Il suo software – scaricabile gratuitamente sull’iPhone a partire da quest’autunno – permetterà di navigare inizialmente solo all’interno di alcuni punti di interesse in California. L’esempio più ovvio sono i centri commerciali. Ma potrebbe facilmente essere esteso a quasi tutti i luoghi pubblici.
MAPPE DI INTERNI - Al di là delle previsioni più inquietanti, finora sembra prevalere il fascino per la mappatura del mondo in salsa web. Non c’è lembo di terra che può ormai sfuggire ai nuovi cartografi della rete. Come i corridoi di università, sale conferenze, edifici o parchi a tema. Ci stanno pensando quelli di Micello, una start-up americana che intende mappare, per così dire, «l’ultimo miglio». Là dove finisce Google Maps, alla soglia degli edifici, fin dentro l’ufficio dove siete diretti. Il suo software – scaricabile gratuitamente sull’iPhone a partire da quest’autunno – permetterà di navigare inizialmente solo all’interno di alcuni punti di interesse in California. L’esempio più ovvio sono i centri commerciali. Ma potrebbe facilmente essere esteso a quasi tutti i luoghi pubblici.
Carola Frediani
01 ottobre 2009
Internet non è più sotto il controllo degli Stati Uniti.
Il nuovo statuto ha aperto il comitato centrale a membri di altri Paesi.
L'Icann si apre al resto del mondo.
L'ente di governance di Internet non è più sotto l'esclusivo controllo del governo Usa.
L'Icann si apre al resto del mondo.
L'ente di governance di Internet non è più sotto l'esclusivo controllo del governo Usa.
MILANO - Il governo statunitense ha accettato di mollare la presa e rinunciare al controllo finora esercitato sull'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l'ente non profit incaricato alla gestione dei domini web. A far data da giovedì 1 ottobre 2009, dunque, l'Icann apre le porte al mondo, divenendo un'organizzazione internazionale, più libera e indipendente.
CONTROLLO GLOBALE - Gli Usa hanno infatti firmato un nuovo accordo (in sostituzione di quello che fino a ieri ha fatto sì che l'Internet Corporation fosse di fatto dipendente dal Dipartimento per il Commercio americano), in base al quale il potere di controllo sull'attività e sulle decisioni del comitato passa nelle mani della comunità internet globale. Tutti i governi saranno così coinvolti nella supervisione dell'assegnazione di domini e indirizzi IP, anche se gli Usa manterranno comunque un ruolo importante all'interno dell'organizzazione. Inoltre, il nuovo statuto prevede la creazione di comitati di revisione indipendenti, che avranno il potere di supervisionare il lavoro dell'Icann nell'ambito di materie specifiche, come concorrenza e sicurezza.
CONSENSO - Quella di oggi è «una data magnifica, storica», ha dichiarato alla BBC il numero uno dell'Icann, Rod Beckstrom. Come lui, anche il Commissario Ue Viviane Reding ha espresso grande soddisfazione per il nuovo accordo - ritenuto una maggiore garanzia di tutela degli interessi di tutti - e ha lodato la decisione dell'Amministrazione a stelle e strisce, da tempo auspicata dall'Unione. La notizia della sottoscrizione del nuovo accordo è stata accolta con gioia anche a Mountain View: «Google e i suoi utilizzatori dipendono quotidianamente dalla rete, che è in continua espansione», ha detto il numero uno della grande G, Eric Schmidt, «per cui appoggiamo lo statuto e plaudiamo la conquistata maturità dell'Icann nel suo ruolo di garante della stabilità di Internet».
Alessandra Carboni
01 ottobre 2009
Gli amici online rivelano se sei gay.
esperimento di Mit Medialab
Dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei
Dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei
In base a un’analisi della rete telematica di amicizie si può scoprire anche orientamento sessuale di un utente.
MILANO – Con il grande boom di Facebook e compagni la protezione dei propri dati sensibili è diventata pressoché impossibile. Se è vero che il numero degli appassionati che vive in stretta simbiosi con i social network cresce incessantemente e non ha alcun timore di raccontare al mondo intero buona parte della propria giornata, c’è anche chi si dedica alla gestione delle proprie amicizie in rete solo per puro svago e potrebbe avere qualche obiezione nel vedere esposti alla mercé di sconosciuti gli aspetti più privati della propria esistenza. Soprattutto se questi vengono estorsi inconsapevolmente attraverso l’uso, sempre più frequente, dei cosiddetti software di data mining. La conferma di come sia possibile risalire alle preferenze di un utente senza neppure la necessità che questi le manifesti direttamente arriva da uno studio del Mit Medialab.
IL GAYDAR – È iniziato tutto quasi per scherzo. Due studenti, analizzando alcuni dati di Facebook, hanno fatto una scoperta alquanto sorprendente: attraverso la mappatura delle reti sociali di un utente erano in grado di prevedere se una persona fosse etero o omosessuale. Ovviamente è stato necessario il sostegno di un software che, attraverso il genere e le tendenze sessuali della rete amicale e utilizzando l’analisi statistica, faceva una previsione sull’orientamento sessuale del soggetto in analisi. In base alle proprie conoscenze reali i protagonisti dello studio, pur non potendo verificare tutti i risultati, sono giunti alla conclusione che il programma è piuttosto accurato, soprattutto sulle analisi maschili.
CONSEGUENZE – Il progetto, però, non può essere liquidato semplicemente con l’appellativo di «Gaydar», che nel gergo omosessuale indica la capacità mentale di un gay di individuare altre persone con le stesse preferenze sessuali, ma necessita di una profonda riflessione sulla privacy. Oltre al fatto che questa sorta di outing deduttivo potrebbe creare parecchi problemi relazionali a chi ne è vittima, il funzionamento del software pone una sostanziale incognita sulla possibilità di un utente di controllare le proprie informazioni. Finora, infatti, le discussioni sulla protezione dei dati personali e sensibili in rete si sono concentrate soprattutto sull’universo delle transazioni finanziare e sui comportamenti consigliati nella gestione e frequentazione di blog e community. Ma il lavoro del Mit dimostra che si possono rendere pubblici intimi particolari in maniera del tutto inconscia e involontaria. La possibilità di connettersi con altre persone che condividono alcune delle nostre passioni costituisce gran parte del fascino dei social network ma, se attraverso queste amicizie si rischia di rivelare se stessi anche a terzi sconosciuti, la rende anche una trappola pericolosa.
Simone D’Ambrosio
21 settembre 2009
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