martedì 4 maggio 2010

Individuati nove antigeni del batterio Escherichia coli in grado di scatenare una risposta immunitaria efficace contro moltissimi ceppi patogeni.

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Individuati gli antigeni dei ceppi patogeni del batterio in grado di scatenare una efficace risposta immunitaria. La scoperta è il punto di partenza per lo sviluppo di un vaccino universale.
Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato nove antigeni del batterio Escherichia coli in grado di scatenare una risposta immunitaria efficace contro moltissimi ceppi patogeni. La scoperta è importante soprattutto perché lascia intravedere la possibilità di sviluppare un vaccino universale per questi microbi (sempre più resistenti agli antibiotici), causa di diverse patologie tra cui infezioni urinarie, meningite neonatale e diarrea. Lo studio, pubblicato oggi su Pnas, è stato guidato da Rino Rappuoli del Global Head of Vaccines Research della farmaceutica Novartis.I risultati ottenuti sono frutto della più vasta analisi genomica mai condotta, che ha messo a confronto il Dna di tutti i ceppi di E. coli conosciuti, in grado di dare o meno infezioni. Per prima cosa i ricercatori hanno trovato la sequenza genetica di un ceppo patogeno extra-intestinale di E. coli (ExPEC IHE3034 ST95) isolato da un caso di meningite neonatale; poi l’hanno comparata con le sequenze già note di altri ceppi, sia patogeni sia innocui. In questo modo è stato possibile individuare 19 tratti del Dna presenti in tutti gli E. coli che portano malattie, ma assenti negli altri. Da qui, i genetisti sono risaliti a 230 antigeni (proteine che causano una risposta anticorpale da parte dell’organismo infettato) esclusivi dei ceppi patogeni. Sperimentazioni condotte sui topi hanno permesso di selezionare, tra questi 230 antigeni, nove che stimolano nel modo più efficace la risposta degli anticorpi. Non solo: il gene che codifica per la maggior parte di questi antigeni è stato trovato nella maggior parte degli E.coli isolati e appare altamente conservativo, il che significa che non muta facilmente. Insieme, queste informazioni rappresentano il punto di partenza per la messa a punto di un vaccino protettivo ad ampio spettro per questo batterio: “La genomica offre potenzialità sempre maggiori nella ricerca, e grazie ad essa abbiamo trovato antigeni che nessuno aveva identificato prima, nonostante l’ E. coli sia uno dei patogeni conosciuti da più tempo e più a fondo”, ha commentato Rappuoli. (t.m.)Riferimento: doi/10.1073/pnas.0915077107

Come modificare il cervello di un embrione di pesce in via di sviluppo in modo tale da farlo somigliare a quello di un'altra specie.

Fonte: Le Scienze
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Le differenze nella strutturazione generale del cervello inizia in una fase molto precoce dello sviluppo, ben prima del processo detto di neurogenesi.
Somministrando composti chimici capaci di alterare l'espressione dei geni, un gruppo di ricercatori del Georgia Institute of Technology e dell'Università di Sheffield è stato in grado di modificare il cervello di un embrione di pesce in via di sviluppo in modo tale da farlo somigliare a quello di un'altra specie di pesce. Come riferiscono in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), i ricercatori hanno anche scoperto che le differenze nella strutturazione generale del cervello inizia in una fase molto precoce dello sviluppo, prima che si formino neuroni funzionali nel processo detto di neurogenesi.I ricercatori hanno studiato lo sviluppo cerebrale di sei specie di ciclidi che vivono nel lago Malawi, tre delle quali (Copadichromis borleyi, Mchenga conophorus e Aulonocara jacobfreibergi) hanno il loro habitat nei fondali sabbiosi e tre (Labeotropheus fuelleborni, Maylandia zebra e Cynotilapia afra) che vivono in prossimità di scogliere. "I genomi di queste specie sono molto simili, più o meno come quello di due esseri umani, e tuttavia i loro cervelli differiscono tanto quanto quelli di due differenti gruppi di mammiferi", ha osservato J. Todd Streelman, che ha coordinato lo studio.I ciclidi che vivono nelle aree sabbiose sfruttano la loro capacità visiva per individuare il plancton di cui si nutrono, e una parte molto significativa del loro cervello è destinata all'integrazione dei segnali visivi, mentre quelli delle rocce, che si nutrono di alghe che crescono negli anfratti, sono dotati di un telencefalo molto più grande, che si suppone destinato a destreggiarsi nella navigazione in una ambiente tridimensionale complesso. In particolare i ricercatori, trattando gli embrioni delle specie di roccia con cloruro di litio, che altera gli schemi di espressione dei geni coinvolti nella definizione del piano organizzativo antero-posteriore del cervello, hanno potuto osservare uno sviluppo cerebrale differente da quello dei conspecifici di controllo, e simile a quello delle specie di sabbia. (gg)

Elaborazione delle informazioni visive: è fondamentale il contributo di ogni neurone.

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Alcuni scienziati tedeschi hanno perfezionato e utilizzato un metodo per osservare l'elaborazione delle informazioni visive da parte delle singole cellule nervose all'interno del cervello di topi in vita. Questo nuovo metodo, che sfrutta la tecnologia microscopica, ha reso possibile lo studio delle sinapsi più piccole (delle dimensioni di un micrometro) di un singolo neurone e, quindi, l'individuazione dell'importante ruolo svolto da ogni singolo neurone nel processo sensoriale. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature. Quando apriamo gli occhi vengono processate enormi quantità di dati affiché riusciamo a vedere. Per esempio, l'occhio umano contiene 126 milioni di cellule sensoriali che convertono la luce che arriva alla retina in segnali elettrici. Tuttavia, sebbene l'elaborazione delle informazioni visive inizi a questo punto, l'immagine completa di quanto vediamo viene in realtà composta nella corteccia visiva, posta nel lobo occipitale. Lo scopo del team che ha svolto la ricerca, composto da scienziati della tedesca Technische Universität München (TUM), era comprendere il ruolo rivestito dai neuroni all'interno della corteccia visiva nel cogliere i movimenti e osservare il processo in tempo reale nei topi in vita. Gli studi effettuati in passato avevano dimostrato che i neuroni presenti nella corteccia visiva dei topi, infatti, reagiscono al movimento di una sbarra in movimento ed erano già stati documentati i modelli di reazione di questi neuroni di "orientamento". In questo ultimo studio, il team di ricerca si è posto come obiettivo un'analisi dettagliata dei segnali "in entrata": un processo non semplice, considerato che ogni neurone comprende anche una struttura complessa di piccole antenne che hanno a loro volte delle diramazioni (i dendriti) e che molti neuroni sono collegati alle proprie sinapsi, ovvero alle strutture che consentono loro di trasmettere i segnali alle altre cellule. "Fino ad oggi questo tipo di esperimenti era stato effettuato esclusivamente su colture di neuroni e utilizzando piastre di Petri", ha commentato Arthur Konnerth della TUM. "Il cervello, preso nel suo insieme, è decisamente più complesso. Poiché è costantemente in leggero movimento, individuare i singoli punti sinaptici sui dendriti si è rivelato estremamente difficoltoso. Il team ha utilizzato una sonda microscopica (nello specifico ricorrendo alla microscopia in fluorescenza con eccitazione a due fotoni) per osservare la cellula e i minuscoli dendriti della stessa nel tessuto cerebrale. I ricercatori hanno scoperto che quando un topo osserva i movimenti di una sbarra, ogni neurone riceve segnali in entrata da svariate cellule nervose caratterizzate da orientamento diverso, ma inviano un solo tipo di segnale in uscita. Questo dato suggerisce che il neurone valuta l'importanza dei vari segnali in entrata ed elimina le informazioni superflue, utilizzando solo i dati essenziali alla comprensione del movimento. Il dott. Konnerth si augura di poter utilizzare questo studio come base per le sue ricerche future dedicate all'osservazione di un singolo neurone nel processo di apprendimento. "Poiché il metodo che abbiamo sviluppato ci consente di osservare da vicino il livello di una singola sinapsi, i collegamenti di un singolo neurone all'interno del cervello e il suo funzionamento, dovrebbe permetterci di progredire in modo significativo per quanto riguarda la comprensione del processo di apprendimento", ha affermato. "Inoltre, la nostra stretta collaborazione con fisici e ingegneri qui alla TUM ci permette di avere le migliori prospettive sotto il profilo dell'ottimizzazione spaziale e temporale delle immagini", ha aggiunto il dott. Konnerth.
Per maggiori informazioni, visitare: Nature:
http://www.nature.com/nature/index.html Technische Universität München (TUM): http://www.tum.de
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Categoria: VarieFonte: TUM; NatureDocumenti di Riferimento: Hongbo, J., et al. (2010) Dendritic organization of sensory input to cortical neurons in vivo. Nature 464: 1307-1312. DOI: 10.1038/nature08947.Acronimi dei Programmi: MS-D C-->Codici di Classificazione per Materia: Biotecnologia medica ; Ricerca scientifica; Scienze biologiche
RCN: 32062

mercoledì 17 marzo 2010

LHC ...è in grado di produrre materia strana? E se sì, quali pericoli comporterebbe?

Fonte: WIKIPEDIA
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La materia strana è uno stato ultra-denso della materia che si ritiene formi la parte interna particolarmente densa delle stelle di neutroni. È composta da quark up, quark down e quark strange.
È stato ipotizzato che quando il neutronio che forma una stella di neutroni viene sottoposto ad una pressione sufficiente dovuta alla gravità della stella, i singoli neutroni si rompono e i quark che li costituiscono formano la materia strana.A questo stadio la stella viene chiamata stella strana o stella di quark. La materia strana è composta da quark up, quark down e quark strange legati gli uni agli altri direttamente, un po' come accade al neutronio che è composto di neutroni; una stella strana è essenzialmente un gigantesco nucleone. Essa si colloca tra le stelle a neutroni ed i buchi neri sia in termini di massa che di densità; se si aggiunge una quantità sufficiente di materia alla stella strana essa collasserà subito in un buco nero.
Alcune teorie ipotizzano che la materia strana, come il neutronio, possa essere stabile al di fuori dell’intensa pressione che la produce; se così fosse, potrebbero esistere nello spazio piccoli frammenti substellari di stelle strane (talvolta chiamati strangelets) in un ampio raggio di dimensioni costantemente al di sotto della scala atomica.Si pensa che la materia ordinaria, venendo a contatto con uno strangelet, possa essere trasformata in materia strana dalla sua pressione; gli strangelet sarebbero quindi in grado di mangiare tutta la materia ordinaria con la quale vengono a contatto, come pianeti o stelle. Essi aumenterebbero gradualmente di dimensioni perché, dopo aver mangiato tutti i protoni dei nuclei, acquisterebbero una carica elettrica positiva che attrarrebbe gli elettroni circondandoli con una nuvola di cariche elettriche negative. Quando la carica divenisse abbastanza grande, lo strangelet inizierebbe a produrre elettroni e positroni intorno a sé stesso. Ogni nucleo che passasse lì vicino, vedrebbe annichilirsi tutti i suoi elettroni dai positroni e la carica negativa dello strangelet lo spingerebbe all'interno. I maggiori fisici teorici, sebbene riconoscano questa possibilità, ritengono che sia molto improbabile.
Si ritiene che gli strangelet abbiano carica elettrica netta positiva che viene neutralizzata dalla presenza di elettroni degenerati che si dispongono leggermente al di là del confine dello strangelet come se rappresentassero una specie di atmosfera di elettroni. Se un nucleo atomico di materia ordinaria incontra uno stragelet esso si avvicinerà finché inizierà a penetrare questa atmosfera elettrica di carica negativa. A questo punto inizierà a risentire del potenziale elettrico positivo e quindi subirà una repulsione da parte dello strangelet. I nuclei sufficientemente energetici o i neutroni (che non risentono della carica elettrica) possono raggiungere lo strangelet ed esserne assorbiti; il rapporto tra i quark up, down e strange verrà riaggiustato mediante il decadimento beta.
La materia strana è uno dei candidati costituenti della materia oscura prevista in numerose teorie cosmologiche.
In effetti la materia strana appare semplicemente come un costrutto teorico, tuttavia le osservazioni effettuate nel 2002 presso l’Osservatorio Chandra a Raggi X hanno riscontrato due candidati ad essere interpretati come stelle strane, designate con le sigle RX J185635-3754 e 3C58 le quali precedentemente erano considerate stelle a neutroni. La prima delle due risulta molto più piccola e la seconda molto più fredda di quello che dovrebbero essere secondo le leggi fisiche oggi conosciute, suggerendo l’ipotesi che esse siano composte da materia più densa del neutronio. Queste osservazioni sono comunque poste in dubbio dai ricercatori i quali ritengono che tali risultati non siano conclusivi; rimane pertanto ancora controversa la questione dell’esistenza delle stelle strane.
Sembrerebbe inoltre che nel 2000 l’acceleratore di particelle del CERN abbia prodotto della materia di quark.
Nel Maggio del 2002 un gruppo di ricercatori presso la Southern Methodist University ha riferito sulla possibilità che la materia strana possa essere stata responsabile di due eventi sismici inspiegabili registrati il 22 ottobre ed il 24 novembre del 1993; questi ricercatori ritengono che due strangelet di massa sconosciuta siano passati attraverso la Terra alla velocità di circa 400 km/s generando un'onda sismica lungo il loro percorso.I membri del gruppo erano Vidgor Teplitz, Eugene Herrin, David Anderson e Ileana Tibuleac. Essi hanno suggerito che il Sistema Internazionale di Monitoraggio (IMS: International Monitoring System) calibrato per verificare il Comprehensive Test Ban Treaty (CTBT) possa essere utilizzato come una specie di osservatorio di strangelet utilizzando l’intera Terra come rilevatore; infatti l’IMS è costruito in modo tale da identificare disturbi sismici anomali provocati da ordigni di potenza di un chilotone o meno e può essere in grado di tracciare gli strangelet in tempo reale mentre passano attraverso il nostro pianeta, se opportunamente calibrato.

mercoledì 24 febbraio 2010

Yoga e neuroscienze si incontrano: una nuova terapia per i disturbi psicologici.

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a cura di Federico Pedrocchi

C'è un progetto singolare, rivolto a sperimentare una nuova terapia per i disturbi psicologici come la depressione, le forme di ansia gravi, gli attacchi di panico. E' nato presso il Dipartimento di neuroscienze dell'Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, in stretta collaborazione con la sezione italiana di Iahv , una organizzazione non governativa (Ong) internazionale che opera nell'ambito della salute con interventi nei quali la metodica Sky ha sempre un ruolo importante, metodica che consiste in un protocollo di tecniche di respirazione abbinate a semplici posizioni yoga e a una rilettura moderna della conoscenza yogica della natura della mente. Le neuoroscienze, quindi, un'area di ricerca che in questi ultimi anni sta ottenendo grandi risultati sperimentali, si incontra con lo yoga. Lo fa costituendo dei piccoli gruppi di pazienti che, in incontri periodici, una volta alla settimana, pratica alcuni particolari esercizi yoga, quelli che, con modalità diverse, sono basati su tecniche di respirazione. Prima di iniziare gli incontri le persone sono soggette a delle visite mediche e a dei colloqui. Non solo prima ma anche durante il periodo in cui si svolgono le sedute yoga. Queste pratiche, poi, non escludono che i pazienti siano soggetti a terapie farmacologiche. Quindi, una vera e propria confluenza di due tecniche diverse.Per parlare di questo progetto abbiamo intervistato quattro curatori del progetto stesso.Sono Roberto Sanlorenzo, biologo, responsabile per l'Italia delle applicazioni e della ricerca medico scientifica sulle metodiche Sky; Ravi Shankar, oggi uno dei maestri yoga più autorevoli a livello mondiale; Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano; Nicola Montano, professore associato di medicina interna e ricercatore nel campo controllo nervoso del sistema cardiovascolare.

Ascolta il servizio con le interviste:
Scarica il file audio in mp3

Per chi fosse interessato ad approfondire le applicazioni terapeutiche della metodica Sky per disturbi psicologici: www.iahv-italia.org.
Progetti non strettamente terapeutici: www.artedivivere.org.