mercoledì 31 luglio 2013

Supercolla agli ultrasuoni: Tiene unite le nanoparticelle.

Nanoparticelle 'incollate' grazie agli ultrasuoni (fonte: Wiley-VCH)
Fonte: ANSA Scienze
----------------------------
Incollare oggetti talmente piccoli da essere invisibili, come le cosiddette nanoparticelle, è un problema molto difficile e richiede processi molto costosi e complicati. Per incollare tra loro queste minuscole particelle, decine di volte più piccole dello spessore di un capello, un gruppo di ricercatori dell'Università canadese McGill ha deciso di usare una strana colla: il suono, o meglio gli ultrasuoni.

Gli ultrasuoni sono delle frequenze per noi non udibili e che invece sono riconosciute dai cani oppure dai pipistrelli, che li usano per volare e cacciare durante la notte.
Quando si propagano nei liquidi, gli ultrasuoni possono creare delle minuscole bolle che durano brevissime frazioni di secondo e al cui interno si creano temperature altissime ed i ricercatori hanno scoperto che le condizioni all'interno di queste microbolle sono molto simili a quelle necessarie per incollare le nanoparticelle.

Finora per tenere unite le nanoparticelle erano necessari degli speciali e costosissimi forni, ma sfruttando le microbolle create dagli ultrasuoni i ricercatori sono riusciti a incollare vari tipi di nanoparticelle con un nuovo metodo molto economico e che potrebbe quindi semplificare i processi industriali.

Una prima possibile applicazione potrebbe essere, ad esempio, incollare le nanoparticelle di platino all'interno delle marmitte catalitiche delle automobili. I filtri al loro interno sono infatti costituiti da piccole particelle di platino che però sono molto difficili da incollare tra loro e che quindi si perdono nel tempo nell'aria. Con la nuova 'colla di suono' le marmitte catalitiche potranno così essere meno costose, meno inquinanti e durare di più.

martedì 30 luglio 2013

Uno smartphone per misurare il battito cardiaco, la pressione sanguigna, la respirazione, la saturazione dell’ossigeno e la temperatura cutanea.


Fonte: Euronews
------------------------
Ecco il futuro delle visite mediche…….“Metta le sue dita qui in modo da poter fare l’elettrocardiogramma…il ritmo è perfetto”

Un sensore e uno smartphon, ecco l’attrezzatura del medico.

Dr. Eric Topol, cardiologo statunitense: “Le dita sul sensore mettono in relazione col cuore del paziente. Poi c‘è la trasmissione wireless”.

Un sensore sulle estremità delle dita e l’analisi continua per questo paziente che è stato operato da poco al cuore. Obiettivo: determinare il tasso di ossigeno nel flusso sanguigno.

Dr. Eric Topol: “ Piuttosto che mettere in campo un’attrezzatura ospedaliera da 3 o 7 mila dollari, basta adoperare il cellulare e un’applicazione”.

Il dottor Topol ha sviluppato da solo diverse applicazioni pensando che la medicina deve rivoluzionarsi da sola.

Dr. Eric Topo:
“Ogni medico dovrebbe studiare. Questo è un vero stetoscopio. Quello che studiamo oggi e che ignoro è uno stetoscopio fatto col cellulare, senza cavi”.


Questo cardiologo lo ammette: prescrive piu’ smartphone che medicine. Del resto puo’ seguire meglio i suoi pazeinti a distanza. E’ una fortuna per Bill Sousa che vive a piu’ di un’ora dall’ospedale. Due volte al giorno questo anziano paziente controlla la sua pressione sanguigna con il tablet.
Bill Sousa, paziente: “ E’ troppo alta, ma intanto il dato viene mandato automaticamente al dottore su base settimanale, ecco tutto quello che devo fare”.
La tecnologia è francese con un costo di circa 200 euro. Una cifra abbordabile in un paese in cui le spese sanitarie sono enormi. Si è meglio seguiti, si risparmia tempo e denaro, ed è quello a cui punta una azienda di San Diego. In futuro sarete collegati a questi agevoli apparecchi realizzati qui e che si stanno testando già in diversi ospedali.

Garry Manning, Soterra Wireless:
“ Puo’ rilevare tutti i parametri vitali del paziente: il battito cardiaco, la pressione sanguigna, la respirazione, la saturazione dell’ossigeno la temperatura cutanea…”.


Il vostro medico potrà seguirvi in tempo reale grazie al vostro telefonino anche se siete dall’altra parte della terra.

SOUNDBITE Garry Manning, Soterra Wireless: “Adesso hanno subito queste informazioni, in modo da poter prendere rapide decisioni. Nel caso sarà possibile, come fanno alcune aziende, verificare i dati ricevuti e fare pronostici in tempo sull’andamento dei problemi del paziente”.

Predire le prospettive future, ecco l’obiettivo di chi ha concepito queste soluzioni. Topol sostiene che presto sarà possibile fare diagnosi a distanza con sensori piazzati sulla pelle o sotto la pelle.

Dr Eric Topol:
“Fra 5 anni forse, potremo avere microscopici nano sensori da far navigare nel sangue che potranno rivelare la presenza di un tumore per la prima volta direttamente nel flusso sanguigno”.


Con l’abilità di fare una diagnosi anticipata questi apparecchi del futuro rimpiazzeranno il medico?

Tuo figlio ha un’eruzione cutanea. Lo scanner mobile la identifica e si consiglia di far restare a casa il bambino.

Tua figlia non sta bene. Un sensore rileva la sua temperatura corporea e puo’ anche analizzare le urine. Questa volta l’aparecchio consiglia di portarla in ospedale e fornisce anche l’indirizzo del centro sanitario piu’ vicino.

Fantascienza? Non proprio. Questo progetto in pochi mesi sta diventando realtà. L’idea di verificare la propria salute proprio come si apre la proria email. Una cosa allo stesso tempo affascinante e spaventosa.

Leap Motion, il computer si comanda con le mani.

Fonte: La Stampa
-------------------------
Il prodotto è disponibile in Europa sul portale di Amazon UK, ma le recensioni sono tiepide: potenziale enorme, dicono gli esperti, ma esperienza da migliorare.
Impartire comandi al proprio pc come nel film «Minority Report» è quasi realtà. Leap Motion , tecnologia racchiusa in un parallelepipedo lungo appena 80 millimetri e alto nemmeno 13 che permette di comandare il computer a mani nude, dopo aver esordito la settimana scorsa negli Usa avvia le consegne anche in Europa. Debutta con un suo negozio online di applicazioni, dai giochi alle app di Google Earth o di Corel. Le recensioni per ora sono tiepide: il potenziale è enorme, dicono gli esperti, ma l’esperienza è da migliorare. 
 
Lanciato un anno fa dall’omonima casa californiana, Leap Motion quest’anno ha catalizzato l’attenzione della SXSW Interactive 2013 di Austin in Texas, aggiudicandosi la menzione d’onore per i prodotti digitali pronti a fare tendenza. Il prodotto è disponibile in Europa sul portale di Amazon UK e dall’Italia si può ordinarlo anche sul sito dell’azienda a un prezzo che, al netto di consegna, è di poco più di una settantina di euro. 
 
Leap Motion è un «controller» simile a quelli usati dalle ultime console di videogiochi, più piccolo, che si collega a pc e Mac tramite porta Usb, mentre sul computer si installa un programma ad hoc. L’app store dedicato a questi programmi si chiama Airspace e conta già 75 applicazioni. Il software, promettono gli sviluppatori, rende la tecnologia cento volte più precisa nella rilevazione dei movimenti rispetto alle odierne console ludiche. 
 
Negli Usa, intanto, fioccano anche le prime recensioni, per la verità abbastanza tiepide. Per molti l’esperienza è un po’ frustrante e più complicata di quello che ci si aspettava, considerando il numero limitato di app. Nessuno tuttavia ha dubbi: il potenziale della tecnologia c’è ed è per lo più inesplorato.  
(Ansa)   

Mushroom House: dai funghi il nuovo isolante per l'edilizia.

Fonte: Corriere Scienze
(Un articolo di Carolina Saporiti)
-----------------------------
L'obiettivo: sostituire le schiume chimiche per ricoprire le pareti delle case di legno.
Ecovative Design è un’azienda che produce bioplastiche a partire dai miceli (l’insieme delle ife che costituiscono il corpo vegetativo dei funghi – le radici) con base a Green Island, New York. Da anni lo staff cerca soluzioni per sostituire l’uso della plastica per gli imballaggi, e per l’edilizia. Da quando ha aperto nel 2007, l’azienda si è concentrata soprattutto sulla seconda, ma nel 2009 l’attenzione si è dovuta spostare sulle confezioni – causa un mercato potenziale migliore. Ora che il settore packaging è decollato e anzi ormai è affermato, Ecovative è tornato su i suoi primi passi, costruendo la prima The Mushroom Tiny House, una piccola casa isolata con i funghi.
SOSTITUIRE LE SCHIUME VEGETALI - Per ora è usata come una piccola sala conferenze, ma è una prima prova di ciò che si vorrebbe sviluppare in futuro. Il materiale isolante è formato da rifiuti agricoli vegetali compostabili, legati insieme dai miceli. L’obiettivo? Sostituire le schiume chimiche ricavate dal petrolio che vengono generalmente utilizzate per ricoprire le pareti delle case di legno. Un esempio di bioedilizia che utilizza i miceli per formare una membrana isolante in poco tempo.
DAI MICELI - Le radici dei funghi, infatti, in pochi giorni crescono all’interno del legno e, dopo circa un mese, si seccano dando vita a un muro. Il materiale ricavato è simile alla cellulosa. Ma a differenza di quest’ultima il micelio è in grado di crescere e sigillare ogni foro, inoltre è naturalmente resistente al fuoco, senza che sia necessario aggiungere sostanze ritardanti delle fiamme, potenzialmente tossiche.
MURI PIÙ SICURI - Ecovative promette insomma di costruire muri addirittura più sicuri di quelli convenzionali. Un risultato che va oltre alle aspettative iniziali anche perché le pareti, nonostante la mancanza di chiodi, si sono dimostrate molto resistenti (anche durante il trasporto in autostrada).
ANCHE FAI DA TE - Sul proprio blog lo staff elenca i passaggi per provare a costruire una piccola parete casalinga, ma per i più pigri che non hanno voglia di raccogliere i singoli materiali, sono in vendita i kit contenti tutto il necessario per dare vita alla propria Mushroom House al costo di 9 mila dollari (6.800 euro), fino ai 12 mila dollari (poco più di 9 mila euro) della versione deluxe). In alternativa si può comprare il materiale d’isolamento già composto per 8 dollari (6 euro) al metro cubo. E se per ora l’argomento attirerà solo gli appassionati della materia, in futuro – sono convinti a Ecovative – si andrà oltre al mercato di nicchia grazie al prezzo vantaggioso e alle abitudini sempre più green delle persone.

Catturata al Polo sud l’eco oscura del Big Bang: «modi B» rilevati per la prima volta.

Il South Pole Telescope. Crediti: Ryan Keisler
-------------------------
Rilevati per la prima volta, grazie al South Pole Telescope, i cosiddetti «modi B»: un segnale in polarizzazione presente nella radiazione cosmica di fondo. L'osservazione, a lungo attesa dai cosmologi, offre un modo inedito per calcolare la massa del neutrino.
Erano miliardi di anni che i “modi B”, i pesciolini più sfuggenti in quell’immenso e torbido oceano che è la radiazione cosmica di fondo a microonde, solcavano inosservati quel brodo di fotoni antico quanto l’universo. Affermare che i cosmologi ne sospettassero l’esistenza è poco: che ci fossero ne erano praticamente certi. Solo che per catturarli occorreva una rete a maglie troppo fini rispetto a quelle disponibili: nell’ordine di una parte su 10 milioni, per dirla a modo loro.
Ora un team guidato da Duncan Hanson, dell’università canadese Mc Gill, annuncia d’esserci riuscito: lo fa con un articolo messo in rete nei giorni scorsi su arXiv e appena ripreso dalle pagine di Nature. Il risultato è stato ottenuto grazie alle misure su 100 gradi quadrati di cielo raccolte, fra marzo e novembre del 2012, dal South Pole Telescope: un gigante da 10 metri – situato presso la stazione antartica Amundsen-Scott – che monta uno strumento con due array di bolometri, a 95 e 150 GHz, sensibili alla polarizzazione.
Ma cosa sono, questi “modi B”? «Sono una delle due componenti del pattern della polarizzazione presente nella radiazione di fondo cosmico», spiega Alessandro Gruppuso, ricercatore presso l’INAF IASF di Bologna. «L’altra componente è detta “modi E”, in analogia con la suddivisione fra campi magnetici ed elettrici usata per i campi elettromagnetici. L’interesse dei cosmologi per i modi B sta nel fatto che, a imprimerli sulla polarizzazione, sono le onde gravitazionali primordiali previste dai modelli inflazionari».
Questo però vale solo per i modi B, appunto, primordiali. Già, perché esistono anche una sorta di modi B indiretti, secondari, generati dall’interazione fra i modi E primordiali e l’effetto di lensing gravitazionale. Ora, se è vero che l’osservazione dei modi B primordiali rappresenterebbe un risultato clamoroso, anche vedere i modi B da effetto lensing è un colpo degno di nota: per dirne una, apre una strada inedita al calcolo della massa del neutrino, una scorciatoia che potrebbe consentire di battere sul tempo gli esperimenti di fisica particellare impegnati nella stessa impresa.
Ebbene, è proprio questo secondo tipo di modi B che il telescopio antartico è riuscito a intrappolare. Per i primi occorre ancora un po’ di pazienza. «Quelli emersi dalle osservazioni del South Pole Telescope sono i modi B della CMB polarizzata dovuti all’effetto del lensing gravitazionale sui modi E. È indubbiamente un grande successo», dice infatti Reno Mandolesi, responsabile dello strumento LFI del satellite dell’ESA Planck, «che ci rende ottimisti sui risultati attesi il prossimo anno dall’analisi dei dati in polarizzazione di Planck: la rivelazione dei modi B primordiali».
Per saperne di più:

lunedì 29 luglio 2013

Una muta per renderci "invisibili" agli squali.

Un surfer e un sub indossano mute progettate per ridurre il rischio di attacco da parte di uno squalo. Fotografia di Shark Attack Mitigation Systems via AFP/Getty Images
-----------------------------------
Secondo un'azienda australiana un design mimetico consentirebbe agli esseri umani di sparire agli occhi di questi predatori; alcuni scienziati, però, sono scettici.
Una muta che ci renda "invisibili" agli occhi degli squali: è il nuovo prodotto di un'azienda australiana che, in collaborazione con la University of Western Australia, mette a punto e commercializza soluzioni pratiche per prevenire gli attacchi da parte di questi feroci predatori marini. La fantasia di questa muta da 495 dollari, lanciata a luglio 2013 dalla Shark Attack Mitigation Systems, alterna bianco e diverse sfumature di blu per imitare i colori dell'oceano, in modo da mimetizzare chi la indossa in acqua. L'azienda produttrice vende anche adesivi con colorazioni simili da applicare su tavole da surf, bombole e kayak.
Tuttavia, anche se la muta ci rendesse effettivamente invisibili agli squali, potrebbe comunque non bastare, perché gli squali, più che sulla vista, si basano su altri sensi: l'olfatto, il gusto e un udito così sviluppato da consentire loro di percepire il suono delle bolle prodotte dal movimento di un sub.
Senza considerare che, secondo una ricerca dello University of Western Australia's Oceans Institute, ben 17 specie di squali - tra i quali lo squalo tigre e lo squalo leuca, tra i più pericolosi per l'uomo - non sono in grado di distinguere i colori.

Una soluzione migliorabile:

Oltre alla muta mimetica, l'azienda ne distribuisce un'altra a strisce nere, blu e bianche. In questo caso l'uso di colori contrastanti mira a simulare le sembianze della fauna marina, per esempio di serpenti di mare o pesci scorpione. L'ipotesi è che, se gli squali non predano queste creature, non saranno neanche interessati agli esseri umani che indossano questa muta striata. È la stessa filosofia alla base di un'altra invenzione australiana, quella delle rash guard - una tuta antiabrasione - dove le strisce richiamano la colorazione del pesce scorpione.
Tuttavia George Burgess, direttore del Florida Program for Shark Research, teme che questo tipo di tute possano in realtà ottenere un effetto opposto a quello sperato, perché gli squali vedono molto bene i contrasti: un oggetto in movimento a strisce potrebbe quindi attirare la loro l'attenzione.
"La muta potrebbe attrarre gli squali proprio per questo contrasto tra colori scuri e colori chiari", continua, e aggiunge che il nuovo design a strisce blu e bianche della Shark Attack Mitigation Systems potrebbe però essere migliorato utilizzando l'effetto della "controcolorazione".
Si tratta di una strategia a cui ricorrono alcuni pesci per nascondersi dai grandi predatori: hanno la parte superiore del corpo, vicino alla pinna dorsale, più scura rispetto all'addome, di colore bianco o argenteo. In questo modo è difficile che un predatore che scruti verso il basso riesca a distinguere il dorso scuro del pesce dal fondale oceanico; nel caso il predatore guardi invece verso l'alto, confonderà il ventre lucente della potenziale preda con l'acqua illuminata dalla luce del sole.

L'unico stratagemma sicuro:
Nonostante gli squali aggrediscano molto di rado gli esseri umani - gli incidenti mortali, in media, sono solo cinque all'anno nel mondo - secondo Burgess l'unico modo sicuro per evitare un loro attacco è rimanere fuori dall'acqua. "La maggior parte degli squali non sono a caccia di esseri umani, perché sono creature estranee al loro mondo", continua, ma "ogni espediente che fosse in grado di ridurre la probabilità di incidenti sarebbe vantaggioso sia per noi che per loro, poiché contribuirebbe ad attenuare la loro pessima reputazione".

La realtà virtuale può far tornare bambini, con un avatar di 4 anni .

Fonte: ANSA Scienze
-----------------------------
La realtà virtuale può far tornare bambini: avere un avatar di quattro anni può letteralmente riportare indietro nel tempo la percezione della realtà al punto da vedere le dimensioni degli oggetti come potrebbe farlo un bambino.
Lo dimostra lo studio pubblicato dalla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas, e nato dalla collaborazione fra esperti di
realtà immersiva spagnoli, tedeschi e britannici, coordinati da Mel Slater, della facoltà di psicologia dell'Università di Barcellona.

La ricerca è stata condotta su due gruppi di volontari, tutti adulti. Ai componenti del primo gruppo (30 persone) è stato assegnato come avatar un bambino di quattro anni, mentre al secondo gruppo (16 persone) è stato assegnato un alter ego miniaturizzato nel quale le caratteristiche adulte erano rimaste inalterate, immerso in un ambiente in cui gli oggetti avevano dimensioni maggiori.

Utilizzando un casco capace di dare sensazioni multisensoriali, i partecipanti di entrambi i gruppi hanno visto i loro corpi virtuali muoversi in tempo reale seguendo i loro stessi movimenti ed entrambi i gruppi hanno inoltre riferito di percepire come propri i loro corpi virtuali.

E' accaduto che i componenti del primo gruppo si sono completamente immedesimati nel loro corpo virtuale al punto da avere la percezione di una realtà infantile già vissuta e hanno percepito le dimensioni degli oggetti proprio come fanno i bambini.
Il secondo gruppo, che aveva come avatar degli adulti in miniatura, ha dimostrato una maggiore capacità di riconoscere gli oggetti indipendentemente dalle loro dimensioni, organizzandoli in categorie.