lunedì 5 ottobre 2015

Sviluppata una speciale sostanza effervescente che potrebbe fermare le emorragie e curare le ferite più profonde.

Fonte: Tomshw.it
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Le ultime ricerche in campo militare hanno portato allo sviluppo di una speciale sostanza effervescente che potrebbe fermare le emorragie e curare anche le ferite più profonde.
La ricerca militare ci ha spesso regalato – nel bene o nel male – numerose invenzioni che sono poi entrate nella vita di tutti i giorni: basti pensare al GPS in campo tecnologico o al concetto stesso di "pronto soccorso" nato sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale. Proprio in ambito medico, i militari sono sempre alla ricerca di nuove soluzioni che possano salvare la vita ai soldati anche nelle condizioni più gravi.
Sostanzialmente, sui campi di battaglia, la prima causa di morte è il dissanguamento. I medici in battaglia utilizzano delle bende intrise di agenti chimici che dovrebbero fermare l'emorragia e al contempo curare la ferita. Ma il sangue tende a disperdere quegli agenti chimici, allontanandoli dal punto in cui sono necessari, rendendo le cure difficoltose e impedendo l'arresto dell'emorragia.
Tuttavia, la soluzione al problema potrebbe essere dietro l'angolo: alcuni ricercatori hanno sviluppato speciali bendaggi composti da polvere di marmo, acido ed enzimi che al contatto con il sangue diventano effervescenti. Le bollicine derivanti dalla reazione servono per trasportare microparticelle coagulanti verso quei vasi sanguigni che ne hanno più bisogno. Le particelle penetrano in ogni zona, ma gli scienziati auspicano l'utilizzo di un endoscopio per consentire un ancora migliore direzionamento dell'agente coagulante.
L'invenzione non ha superato la soglia del laboratorio per ora, ma non è difficile immaginare uno scenario in cui anche le ferite più gravi in ambito militare, e successivamente anche in quello civile, non siano più una delle principali cause di complicazioni e decessi.

Il mattone che separa le particelle inquinanti dall'aria: Breathe Brick filtra l'aria prima che entri all'interno dell'edificio.

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Gli effetti dell'inquinamento atmosferico provocano circa 3,3 milioni di morti ogni anno, numero che potrebbe raddoppiare entro il 2050 secondo un recente studio condotto dal Germany’s Max Planck Institute for Chemistry. La cosa più sorprendere che emerge dalla ricerca è che in India e Cina sono i piccoli incendi domestici, dovuti a fornelli obsoleti, a essere la principale fonte di inquinamento. Inoltre, in questi paesi, il fuoco è spesso utilizzato per riscaldare le case, ma ci sono molte altre fonti di inquinamento. Trovare quindi un modo per pulire l'aria è sicuramente un interesse di tutti, non solo degli abitanti di queste zone.
Carmen Trudell, professore alla scuola di architettura del California Polytechnic, spera di trovare la risposta con il Breathe Brick. Il mattone è stato progettato in modo da formare una parte del sistema di ventilazione regolare di un edificio, con una facciata a doppio strato dei mattoni speciali all’esterno, completato da uno strato interno che fornisce isolamento standard. Al centro della mattone si crea il ciclo di filtrazione, che separa le particelle inquinanti pesanti dall’aria e cade in una tramoggia rimovibile alla base della parete.
 
Il sistema si compone di due parti fondamentali: mattoni in calcestruzzo e un accoppiatore di plastica riciclata, che aiuta ad allineare i mattoni e crea un percorso dall’esterno nel centro del mattone che è vuoto. I mattoni stessi presentano una superficie sfaccettata che aiuta a dirigere il flusso d’aria nel sistema, e una cavità separata per l’inserimento struttura in acciaio. Nei test galleria del vento, il sistema è stato testato per filtrare il 30% delle particelle fini (come inquinanti atmosferici) e 100% di particelle grossolane quali polvere. 

Fiori hi-tech per l'elettronica del futuro: Ottenuti da materiali organici che si auto-assemblano in acqua.

Fonte: ANSA Scienze
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Minuscole strutture artificiali dalla forma che ricorda la corolla di un fiore sono il banco di prova per l'elettronica del futuro. Descritte sulla rivista Scientific Reports, si auto-assemblano nell'acqua e sono state ottenute in India, dal gruppo di ricerca coordinato da Sheshanath Boshanale, dell'Istituto Indiano di Tecnologia Chimica (Rmit).
 Secondo gli autori della ricerca queste strutture potrebbero avere importanti implicazioni per l'elettronica del futuro, perché si prestano alla realizzazione di minuscoli sistemi in grado di condurre l'elettricità.
''E' la prima volta che minuscole strutture a forma di fiore sono state sviluppate in una soluzione di acqua, e il risultato apre un nuovo ed entusiasmante percorso per ulteriori ricerche'', ha detto Boshanale.
I fiori artificiali hanno uno spessore inferiore di almeno dieci volte rispetto a quello di un capello. Sono stati realizzati miscelando in acqua materiali organici, come la melammina, e le strutture a forma di corolla si sono auto-assemblate nell'arco di tre ore, ricordando da vicino il modo in cui sbocciano i fiori naturali.

venerdì 2 ottobre 2015

Il corpo "digitale" più dettagliato al mondo: sezionato in 5000 parti.

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Obesa e morta a 59 anni per una malattia cardiaca nel Maryland, negli Stati Uniti. Le informazioni anagrafiche sono scarne, quasi nulle, ma il corpo di questa donna invece non ha segreti: al momento della morte è stato sezionato in 5000 fette, congelato e fotografato. E a distanza di 20 anni questo organismo parla. Grazie all’avanzare della tecnologia è stato infatti possibile digitalizzare, con una risoluzione più elevata, tutte le sezioni, così da ricreare digitalmente il corpo più dettagliato che esista al mondo. Il risultato, frutto del Visible Human Project, dell’Us National Library of Medicine a Bethesda, nel Maryland, permetterà ai ricercatori di eseguire esperimenti che nessun paziente in vita potrebbe subire, perché considerati troppo rischiosi.
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Lo scopo iniziale del progetto era quello di fornire materiali digitali utili per la formazione medica, ma fin da subito i ricercatori hanno cominciato ad apprezzarne l’enorme potenziale. In principio i corpi erano due, di un uomo e di una donna, sottoposti a risonanza magnetica e tac, congelati, sezionati in parti sottili, e poi fotografati. Il cadavere dell’uomo è stato sezionato a intervalli di 1 millimetro, mentre quello della donna a intervalli di appena un terzo di millimetro. Le prime foto risalgono al 1990, e sono state utilizzate già migliaia di volte per la ricerca (progetto “Digital Frankenstein”).
Il corpo virtuale è l’opera di Sergey Makarov del Worcester Polytechnic Institute, nel Massachusetts. Il suo team si è servito di un software speciale per riuscire a “cucire” le migliaia di immagini, e il modello finale è stato controllato e verificato da cinque medici, ognuno con una specializzazione diversa. La ricostruzione digitale è la più dettagliata di un intero corpo umano che sia mai stata messa insieme: 231 parti di tessuto, che vanno dalla trachea ai bulbi oculari, anche se mancano la cartilagine del naso e 14 altri parti del corpo. “C’è voluto parecchio lavoro, ma ora chiunque può eseguire un esperimento sul corpo virtuale, direttamente dal proprio computer personale”, ha affermato Makarov.
L’alta risoluzione del modello lo rende ideale per gli esperimenti virtuali, e ciascuno dei tessuti della donna ha un insieme ben definito di parametri, come la densità e conducibilità termica. Ciò permette, per esempio, di calcolare l’impatto che la radiazione e le varie tecniche di imaging hanno sui tessuti viventi. “E’ una grande opportunità di studiare i tessuti umani, senza dover fare studi direttamente sull’essere umano, che sono più lunghi e costosi”, ha spiegato la collaboratrice Ara Nazarian della Harvard Medical School.
Il team ha già effettuato alcuni test che sarebbero troppo rischiosi per i pazienti. Per esempio, ha fornito la donna virtuale di un’anca o il femore in metallo, studiando poi l’effetto della risonanza magnetica. Gli impianti metallici si riscaldano molto nel campo magnetico dello scanner, e poco si sa su quale sia il momento migliore per sottoporre le persone all’esame. Grazie ai risultati, ottenuti testando ciò che accade nei diversi punti di forza del campo magnetico, i medici potranno essere in grado di sviluppare procedure di scansione più sicure ed efficaci sulle persone portatrici di protesi.
Un altro vantaggio di avere a disposizione un corpo di una donna, seppur virtuale, è quello di indagare sulle malattie che più comunemente colpiscono le donne, nella speranza di migliorare lo screening del cancro al seno e dare risultati della mammografia più affidabili.
L’equipe sta anche testando l’effetto dell’uso a lungo termine dei telefoni cellulari sul nostro cervello, valutando la sicurezza di una tecnica di stimolazione cerebrale, nota come stimolazione transcranica a correnti dirette (transcranial direct current stimulation, tDCS), sviluppata come possibile trattamento per una serie di patologie, tra cui la depressione, la demenza, la schizofrenia e il dolore cronico.
Il team ha reso il modello liberamente disponibile online, e può essere modificato utilizzando il software di base già utilizzato nei laboratori di tutto il mondo. “Creare la donna virtuale è stato un un lungo lavoro, ma ora chiunque può eseguire un esperimento sul suo computer portatile”, dice Nazarian. Questo significa che la donna virtuale può essere sottoposta a infinite prove in tutto il mondo.

L’acqua elettrolizzata al posto dei pesticidi: una buona alternativa per gli agricoltori.


Fonte: Euronews
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Gli agricoltori potrebbero presto avere una buona alternativa all’uso dei pesticidi per i loro raccolti : l’acqua dell’elettrolisi. Il prodotto è già stato utilizzato come disinfettante. Adesso in Tasmania i ricercatori dicono che potrebbe esserci un punto di svolta per l’agricoltura.
Questo apparecchio produce acqua elettrolizzata. La si ottiene facendo passare una corrente elettrica attraverso l’acqua salata creando ipoclorito di sodio – l’ingrediente più comune in candeggina. L’acqua elettrolizzata è stata a lungo utilizzata negli ospedali per uccidere i germi, ma ora i ricercatori dicono che potrebbe avere molti usi in agricoltura.
KARINE CADORET, agricoltore: “Applicazioni veloci che vengono in mente sono la soppressione delle malattie delle piante, la pulizia delle attrezzature e il lavaggio dei prodotti freschi per prolungarne la durata di conservazione.”
Gli agronomi hanno potuto provare in anteprima la tecnologia per la protezione contro un fungo delle cipolle. Il processo di elettrolisi dell’acqua è durato per due anni e i risultati sono impressionanti: invece di avere il 90% cento di campi distrutti si ha il 90% di erba ben conservata. Gli agricoltori sembrano molto soddisfatti della nuova tecnologia.
NATHAN RICHARDSON, agricoltore: “Qualunque cosa che si possa fare per ridurre l’impatto sulla flora e la fauna evitando i pesticidi non può che essere la benvenuta .”
I ricercatori sperano di ridurre la dipendenza del settore agricolo dalle sostanze chimiche ed eliminare anche la necessità dei fungicidi.

mercoledì 30 settembre 2015

Piccoli satelliti destinati allo spazio: nanosatelliti a basso costo adoperando una tecnologia alla portata di tutti.

Fonte: Euronews 
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Gli ingegneri di Ideatech creano piccoli satelliti destinati allo spazio. La novità spunta a Medellin, in Colombia, dove un gruppo di giovani ingegneri ha creato l’azienda Ideatech che fabbrica nanosatelliti a basso costo adoperando una tecnologia alla portata di tutti. Un nanosatellite puo’ navigare in orbite basse e il suo prezzo consente anche a paesi poveri di dotarsi di strumenti come questi. Inoltre i nanosatelliti possono fornire immagini o video dall’alto in minor tempo. Ma quanto costano singolarmente questi sistemi?Il costo dei satelliti convenzionali puo’ raggiungere i 100 milioni di dollari. Questi satelliti con la loro messa in orbita costano 350.000 dollari e poi 500/600.000 dollari per operare nel corso di un anno.Al loro interno queste sonde imbarcano tecnologia di tutti i giorni come i sensori smartphone. Ogni dispositivo pesa circa 4kg. I sistemi ottici integrati all’interno permettono immagini ad alta risoluzione utili per monitorare la terra. Un progetto obbiettivo di livello. Negli ultimi anni molte catastrofi avrebbero potuto essere evitate con una migliore informazione. I nanosatelliti darebbero alle nazioni in via di sviluppo gli strumenti per monitorare questi fenomeni e potrebbero essere utilizzati per molti altri tipi di sorveglianza dall’alto.

domenica 27 settembre 2015

La 'pelle dell' invisibilità' fa sparire un oggetto in 3D: E' fatta di nanoantenne d'oro e respinge la luce.

Fonte: ANSA Scienze
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Per la prima volta un oggetto tridimensionale è letteralmente scomparso, avvolto da un mantello dell'invisibilità che segna l'evoluzione rispetto a quelli testati finora. E' una 'pelle hi-tech' che ha aderito perfettamente alla superficie dell'oggetto, sottilissima e fatta di un materiale che respinge la luce. Descritto nella rivista Science, il mantello è stato realizzato dal gruppo di ricerca coordinato da Xiang Zhang, dell'università della California a Berkeley, del Lawrence Berkeley National Laboratory e della università saudita King Abdulaziz.
 La 'pelle dell'invisibilità' è sottilissima, con uno spessore di appena 80 miliardesimi di metro (nanometri) che le permette di avvolgersi perfettamente attorno a un oggetto. E' formata da minuscole antenne d'oro poste una accanto all'altra che, respingendo la luce, rendono completamente invisibile un oggetto tridimensionale.  Per ora questo mantello di nuova generazione è piccolissimo ed ha nascosto un oggetto della dimensione di appena due cellule, ma è il primo materiale di questo tipo a funzionare nella luce visibile (anziché per esempio nelle microonde) ed i ricercatori puntano adesso ad aumentarne le dimensioni.
 Per uno dei pionieri in questo campo, Andrea Alu', dell'università del Texas, ad Austin, ''è un grande risultato''.  Tutti i tentativi fatti finora per ottenere un mantello dell'invisibilità hanno limitazioni sostanziali che li rendono poco maneggevoli, incapaci di avvolgere un oggetto come un vero mantello oppure funzionano solo a determinate lunghezze d'onda.  Alcuni sono fatti di campi magnetici, altri di lenti, altri di prismi che creano illusioni ottiche, altri di materiali speciali capaci di respingere la luce. Solo il gruppo di Alù finora era riuscito a realizzare un vero e proprio mantello sottile e flessibile in grado di nascondere gli oggetti alle microonde e che ha aperto la strada ad ulteriori sviluppi, come quello descritto oggi su Science.
Anche se sono appena all'inizio del loro sviluppo, questi materiali hanno già un futuro e si pensa a numerose applicazioni come ai display 3D ad altissima risoluzione e ad una nuova generazione di microscopi ottici più potenti di quelli attuali.
''I materiali convenzionali, per esempio, non riescono ad andare oltre un certo limite di ingrandimento'', ha osservato Vito Mocella, dell'Istituto microelettronica e microsistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) a Napoli. ''In teoria, i nuovi materiali dell'invisibilità - ha aggiunto - riescono invece a superare i limiti attuali imposti dalle leggi della fisica ai materiali convenzionali''.